Carnage, del maestro Roman Polanski, pellicola Fuori Concorso alla 68esima, è un massacro ritmato da un gioco d‘inquadrature e un montaggio agile e tutto d’un fiato. Soli 79 minuti per raccontare l’incontro-scontro tra due coppie borghesi di Brooklyn, che tentano di sanare le scaramucce dei rispettivi figli undicenni con improbabile capacità. Nell’aristotelico rispetto teatrale di unità di tempo, di luogo e d’azione, la pellicola, tratta dalla pièce di Yasmina Reza, non fa rimpiangere le tavole dello stage, pur correndone il forte rischio. Aiutata dalle peculiarità della macchina da presa, che meglio indaga le sfumature espressive degli attori con l’uso sapiente del primo e primissimo piano e con il gioco di montaggio, la storia trasmette una claustrofobia sconcertante, un massacro psicologico, dove l’assenza di sangue rende paradossalmente meglio l’idea.
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