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La genetica guida la procreazione assistita

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Terapie sempre più su misura al centro internazionale di fecondazione medico assistita ProCrea che dal 27 giugno all'1 luglio celebra la "Settimana della fertilità" con consulti gratuiti per le coppie. Capire il problema per intervenire nel modo più opportuno. La genetica viene incontro alle coppie infertili svelando le predisposizioni dell'organismo, le caratteristiche di ciascuno per trovare la risposta migliore al desiderio di diventare genitori. «Le analisi genetiche permettono di avere un quadro clinico del paziente molto ampio, permettendoci di individuare la strada più adatta da percorre per arrivare ad una gravidanza», premette Giuditta Filippini, direttrice del laboratorio di genetica di ProCrea, centro internazionale di medicina della riproduzione con sede a Lugano (Svizzera) che in questi giorni celebra la "Settimana della fertilità". Il laboratorio di ProCrea, ProCreaLab, ha recentemente ottenuto l'accreditamento Iso 15189 per "l'adempimento di requisiti particolari di qualità e competenza dei laboratori di analisi cliniche". Ovvero, l'accreditamento per il servizio al paziente. «Perché è dal paziente che bisogna partire per individuare la terapia più adeguata», sottolinea Filippini.
Determinare il motivo dell'infertilità di coppia non sempre è immediato. Infatti, si stima che ci sia ancora un caso su dieci idiopatico, ovvero dove non è possibile arrivare a determinarne la causa. «L'infertilità è determinata da molteplici fattori, anche combinati. Per questo motivo non è facile trovare una soluzione. Ma cercare di capire quali siano i meccanismi coinvolti nei processi riproduttivi è e diventerà sempre più importante per sviluppare nuove terapie più individualizzate», prosegue Filippini. Continua Michael Jemec, medico specialista in medicina della riproduzione: «All'origine dell'infertilità di coppia spesso non c'è un solo tassello difettoso ma diversi meccanismi, guidati da diversi geni. Riuscire a individuare e a capire la funzione di questi geni è fondamentale per giungere ad una terapia individualizzata e quindi con maggiori possibilità di successo».
L'indagine genetica interviene nei diversi passaggi della terapia. «Innanzitutto consente di arrivare a stilare un quadro clinico della persona, sia che si tratti della donna sia dell'uomo, il più esaustivo possibile», prosegue Jemec. In secondo luogo, «permette di individuare le terapie più appropriate per risolvere determinati problemi che vengono rilevati. Questo nei casi di infertilità maschile, ma anche di problemi al femminile. Non ultimo, grazie ai risultati di queste analisi, nel caso si decida di procedere con una fecondazione assistita, è possibile indicare i trattamenti di stimolazione ormonale più efficaci nella donna, in modo da non sprecare terapie e tempo, elementi entrambi preziosi in questi casi».

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WASP-12b is one of the darkest known exoplanets — as black as fresh asphalt. The exoplanet, which is twice the size of Jupiter, has the unique capability to trap at least 94 percent of the visible starlight falling into its atmosphere. The planet orbits so close to its host that it has fixed day and night sides. The day side hordes all the visible light because it always faces its star. A swirl of material from the planet’s super-heated atmosphere is spilling onto its star. Credit: NASA, ESA, and G. Bacon (STScI)

La planète WASP-12b absorbe la majorité de la lumière dans son atmosphère

Le télescope spatial Hubble de la NASA a observé une planète extrasolaire entièrement noire, qui absorbe la lumière plutôt que la réfléchir dans l’espace. Cette caractéristique inédite est attribuable à sa faculté unique d’absorber au moins 94 % de la lumière stellaire visible qui pénètre son atmosphère. Cette planète originale, nommée WASP-12b, dite de type « Jupiter chaud », gravite très près de son étoile et présente des températures extrêmes. Son atmosphère est si chaude que pratiquement aucune molécule ne peut survivre sur sa face diurne, où les températures atteignent les 2 500 degrés Celsius. Par conséquent, il n’y a probablement pas de nuages qui pourraient réfléchir la lumière vers l’espace : cette dernière atteint plutôt l’atmosphère de la planète, où elle est absorbée par des atomes d’hydrogène, puis transformée en énergie thermique.

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