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Seconda Giornata Mondiale del Rinoceronte

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WWF: “UN CODICE A ‘SBARRE’ PER I BRACCONIERI”

Per salvare i rinoceronti il WWF chiede pene più severe, fino al carcere, anche in Asia. NEL 2011 IN SUDAFRICA: 287 RINOCERONTI PERSI, 265 BRACCONIERI ARRESTATI. A fine mese asse Africa-Asia per arginare insieme il commercio illegale.

Porre fine al bracconaggio e al traffico di corni attraverso pene più severe, come il carcere,coinvolgendo puntualmente i Paesi dell’Asia, dove i corni sono richiesti soprattutto per la medicinatradizionale, così come stanno già facendo i Paesi del Sud Africa. A chiederlo è il WWF che oggi, inoccasione della seconda Giornata Mondiale del Rinoceronte, sarà al fianco degli abitanti dei paesiche ospitano il rinoceronte per chiedere la fine del bracconaggio, che minaccia la sopravvivenzadella specie.“I funzionari del Sud Africa, zona dove vive la maggior parte dei rinoceronti del mondo, hannorisposto alla recente recrudescenza del bracconaggio aumentando la protezione per i rinoceronti,conducendo azioni penali più rigorose, e imponendo pene più severe ai criminali della faunaselvatica”, fa presente Massimiliano Rocco Responsabile dell’Ufficio TRAFFIC del WWFItalia. “A questa azione dei Paesi sudafricani deve corrispondere un impegno altrettanto forte daparte dei paesi asiatici, dove la domanda dei consumatori di corno di rinoceronte incita ibracconieri”.SUD AFRICA: BILANCIO 2011, 287 RINOCERONTI IN MENO E OLTRE 265BRACCONIERI ARRESTATINel solo 2011, e l’anno non è ancora finito, il Sud Africa ha perso almeno 287 rinoceronti, di cui16 sono rinoceronti neri, ovvero quella che tra le due specie africane è più in pericolo di estinzione.La maggior parte degli episodi di bracconaggio si sono verificati nel famoso Parco Nazionale diKruger, ma anche i rinoceronti nelle riserve private sono stati assiduamente presi di mira. Nellacontinua lotta per salvare questa specie ci sono stati in questi mesi oltre 265 gli arresti, conbracconieri condannati fino a 12 anni di carcere: questo un primo bilancio del 2011 dell’azione antibracconaggiomessa in campo dalle forze dell’ordine.“Le Autorità sudafricane stanno prendendo molto sul serio il bracconaggio che colpisce ilrinoceronte e stanno iniziando a smantellare le bande di sofisticati criminali che sono dietro leuccisioni” ha detto il Dr. Joseph Okori, Responsabile del Programma per il Rinoceronte del WWFafricano. “Mettere potenti boss dietro le sbarre per 10 o 20 anni invierà un messaggio forte agli altriscoraggiandoli ad assumere un comportamento criminale”.Un caso esemplare che coinvolge un gruppo organizzato di 11 membri sospettati di bracconaggiosarà discusso la prossima settimana presso l’Alta Corte di Pretoria. Gli imputati - tra cui ci sono touroperator per safari, veterinari e un pilota di aerei - sono accusati di aver ucciso 20 rinoceronti e diaver provato a trafficare le loro corna. Le carcasse degli animali sono state scoperte alla finedell’anno scorso nella proprietà del tour operator che organizza safari.COOPERAZIONE ANTI BRACCONAGGIO: L’ASSE AFRICA-ASIA A SETTEMBREAlla fine del mese il Sud Africa ospiterà le delegazioni governative provenienti dal Vietnam edalla Cina per discutere insieme della crescente domanda di corno di rinoceronte in Asia, doveviene ancora ed illegalmente utilizzato nella medicina tradizionale. Una visita dei funzionari delSud Africa in Vietnam è stata organizzata lo scorso anno dal Network TRAFFIC(www.wwf.it/traffic), il programma del WWF e dell’IUCN (Unione Mondiale per laConservazione della Natura) per il controllo del commercio della fauna selvatica. I governidiscuteranno anche i metodi per una maggiore cooperazione internazionale tra le diverse forzedell’ordine e sulle indagini penali in corso.“Per salvare i rinoceronti africani è imperativo che i governi asiatici e africani lavorino insieme perinterrompere il commercio e consegnare alla giustizia i criminali di fauna selvatica”, spiegaMassimiliano Rocco Responsabile dell’Ufficio TRAFFIC del WWF Italia. “La domanda dicorno di rinoceronte e dell’avorio degli elefanti minaccia di distruggere gran parte del patrimonionaturale dell’Africa. Dobbiamo arrivare ad avere il serio impegno dei governi di chiudere i mercatiillegali di questi prodotti in Asia, non è più rinviabile questa decisione a meno che non vogliamovedere estinguersi i rinoceronti e non parliamo solo di quelli africani. Anche le tre specie asiatiche –quello indiano, quello di Sumatra e quello di Giava - sono oggi più che mai a rischio, e ilbracconaggio, insieme alla deforestazione che continua ad interessare i loro ambienti, potrebbedargli la stangata finale. Un allarme reale se si considera che parliamo di popolazioni a volte dipoche centinaia di esemplari, se non addirittura di poche decine come nel caso di quello di Giava.”“I rangers in Africa stanno mettendo a rischio le loro vite per proteggere questi animali da bracconierie commercianti che sono motivati solo dalla avidità e dalla possibilità di lauti guadagni" continua ilWWF "Ringraziamo caldamente tutti coloro che lavorano instancabilmente per garantire un futuro peri rinoceronti, e chiediamo ai leader del governo in Vietnam e in Cina di fare la loro parte”.Per saperne di più e sostenere il progetto TRAFFIC: www.wwf.it/trafficI RINOCERONTI IN NUMERI: QUANTI NE RESTANOSPECIE AFRICANERinoceronte bianco (Ceratotherium simum): circa 20mila esemplari,Classificazione Red list IUCN: minacciatoRinoceronte nero (Diceros bicornis): 4838 esemplariClassificazione Red list IUCN: in pericolo criticoSPECIE ASIATICHERinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis): meno di 200 esemplariClassificazione Red list IUCN: in pericolo criticoRinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis): 2913 esemplariClassificazione Red list IUCN: vulnerabileRinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus): non più di 50 esemplariClassificazione Red list IUCN: in pericolo critico 

Flash News

 

Su oltre 800 amministrazioni locali analizzate, la quasi totalità ha implementato strumenti per affrontare i cambiamenti climatici, come piani di mitigazione (66%), di adattamento (26%) e integrati (17%). Lo rivela uno studio internazionale pubblicato su Journal of Cleaner Production al quale ha partecipato l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Cnr di Potenza. I più virtuosi sono i Paesi del Centro e Nord Europa, ma anche in Italia l’impegno è alto grazie al Patto dei Sindaci

Europa promossa sul tema dei piani climatici urbani, cioè i piani di mitigazione che le municipalità possono adottare per contenere le emissioni di gas serra responsabili del riscaldamento globale e i piani di adattamento per ridurre la vulnerabilità dei territori. Uno studio internazionale al quale ha partecipato per l’Italia l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Imaa-Cnr) di Potenza ha evidenziato, su un campione di 885 città appartenenti a 28 Stati dell’Unione Europea, che il 66% dispone di un piano di mitigazione, il 26% di un piano di adattamento e il 17% un piano clima integrato, che copre entrambi gli aspetti. Lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Cleaner Production ha coinvolto un network di trenta ricercatori provenienti da diciassette stati europei coordinati dall’Università olandese di Twente.
“La ricerca mostra una distribuzione disomogenea, con una predominanza di piani climatici urbani sviluppati nell’Europa centrale e settentrionale e nelle città con oltre 500 mila abitanti: l’80% è dotato di piani sviluppati autonomamente o in risposta alla legislazione nazionale in materia, che impone tale obbligo in Danimarca, Francia, Slovacchia e Regno Unito. A influenzare positivamente lo sviluppo di questi strumenti è anche la partecipazione a network europei quali il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) o progetti internazionali quali Life e Interreg”, spiega Monica Salvia, ricercatrice Imaa-Cnr. “Il 40% delle città analizzate aderisce al Patto dei Sindaci e di queste, il 94% dispone di un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile-PAES”.
“L’elevata adesione a questo network è cruciale anche per allineare i Paesi mediterranei e le città più piccole nell'azione per il clima”, aggiunge Filomena Pietrapertosa, ricercatrice Imaa-Cnr. “In Italia, in particolare, 58 su 76 città analizzate sono firmatarie del Patto dei Sindaci e di queste 56 sono dotate di un Paes (cfr. elenco in calce). Soltanto Bologna e Ancona, però, hanno sviluppato un piano di adattamento nell’ambito di progetti europei (rispettivamente Life Blueap e Life Act) anche se altre città hanno avviato un processo di pianificazione per identificare le vulnerabilità climatiche dei loro territori”.

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