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L'ANNUNCIO DELLA COMPAGNIA PRIVATA SPACEX

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ISS: lancio a novembre per DRAGON. La NASA ha accettato di unificare una serie di test e la SpaceX, la compagnia privata americana candidata a fornire i vettori alla NASA per la ISS, ha annunciato il primo lancio per la Stazione Spaziale per il prossimo 30 novembre

Non è passato molto tempo da quando l’ultimo shuttle, l’Atlantis, è andato in pensione. Era il 21 luglio scorso. Finita l’era della navetta spaziale più famosa al mondo, sembrava che gli americani sarebbero stati assenti più a lungo di quanto stia accadendo, dal volo spaziale umano.La SpaceX, l’industria privata americana che già produce il vettore cargo Falcon 9, ha annunciato che il primo volo della navetta Dragon con destinazione la Stazione Spaziale Internazionale, avverrà il prossimo 30 novembre e l’attracco è previsto nove giorni più tardi.La NASA  ha infatti accettato di unire tutti i test, inizialmente previsti in due separate missioni (COTS Demo 2 e 3), in un’unica missione. Alla navicella Dragon si affiancherà successivamente il vettore Falncon 9 per il trasporto dei materiali necessari sulla Stazione Spaziale Internazionale.“Questa  missione – si legge sul sito di SpaceX – rappresenta una pietra miliare non solo per SpaceX, ma anche per la NASA e il programma spaziale degli Stati Uniti. Quando gli astronauti di stanza sulla ISS apriranno il portello e entreranno nel veicolo spaziale Dragon per la prima volta, sarà l’inizio di una nuova era per i viaggi spaziali”.Lo scorso dicembre la navetta Dragon ha compiuto il primo viaggio andata e ritorno, nell’orbita terrestre, privato al mondo. 

Flash News

 

Su oltre 800 amministrazioni locali analizzate, la quasi totalità ha implementato strumenti per affrontare i cambiamenti climatici, come piani di mitigazione (66%), di adattamento (26%) e integrati (17%). Lo rivela uno studio internazionale pubblicato su Journal of Cleaner Production al quale ha partecipato l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Cnr di Potenza. I più virtuosi sono i Paesi del Centro e Nord Europa, ma anche in Italia l’impegno è alto grazie al Patto dei Sindaci

Europa promossa sul tema dei piani climatici urbani, cioè i piani di mitigazione che le municipalità possono adottare per contenere le emissioni di gas serra responsabili del riscaldamento globale e i piani di adattamento per ridurre la vulnerabilità dei territori. Uno studio internazionale al quale ha partecipato per l’Italia l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Imaa-Cnr) di Potenza ha evidenziato, su un campione di 885 città appartenenti a 28 Stati dell’Unione Europea, che il 66% dispone di un piano di mitigazione, il 26% di un piano di adattamento e il 17% un piano clima integrato, che copre entrambi gli aspetti. Lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Cleaner Production ha coinvolto un network di trenta ricercatori provenienti da diciassette stati europei coordinati dall’Università olandese di Twente.
“La ricerca mostra una distribuzione disomogenea, con una predominanza di piani climatici urbani sviluppati nell’Europa centrale e settentrionale e nelle città con oltre 500 mila abitanti: l’80% è dotato di piani sviluppati autonomamente o in risposta alla legislazione nazionale in materia, che impone tale obbligo in Danimarca, Francia, Slovacchia e Regno Unito. A influenzare positivamente lo sviluppo di questi strumenti è anche la partecipazione a network europei quali il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) o progetti internazionali quali Life e Interreg”, spiega Monica Salvia, ricercatrice Imaa-Cnr. “Il 40% delle città analizzate aderisce al Patto dei Sindaci e di queste, il 94% dispone di un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile-PAES”.
“L’elevata adesione a questo network è cruciale anche per allineare i Paesi mediterranei e le città più piccole nell'azione per il clima”, aggiunge Filomena Pietrapertosa, ricercatrice Imaa-Cnr. “In Italia, in particolare, 58 su 76 città analizzate sono firmatarie del Patto dei Sindaci e di queste 56 sono dotate di un Paes (cfr. elenco in calce). Soltanto Bologna e Ancona, però, hanno sviluppato un piano di adattamento nell’ambito di progetti europei (rispettivamente Life Blueap e Life Act) anche se altre città hanno avviato un processo di pianificazione per identificare le vulnerabilità climatiche dei loro territori”.

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