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Animali da record: la termite con la mandibola più veloce del mondo

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Settanta metri al secondo: è la velocità con cui la mandibola di una termite Termes panamensis (Snyder) schiaccia il malaugurato insetto che invade il suo territorio

L'occhio umano non è in grado di percepire uno scatto così repentino. Ecco perché Marc Seid e Jeremy Niven, ricercatori presso l'Istituto di Ricerca Tropicale dello Smithsonian Institute, hanno usato una mini telecamera ad alta sensibilità (40.000 frame al secondo), per "immortalare" la termite con la mandibola più veloce del mondo.

La ricerca, condotta a Panama, si propone di studiare i meccanismi evolutivi del cervello delle termiti-soldato per capire quale tipo di armi utilizzano per difendersi.
Com'è possibile che un insetto così minuscolo riesca a sferrare un colpo mortale tanto velocemente? Il motivo, spiega Jeremy Niven, è che più un insetto è piccolo più gli è difficile generare una forza sufficiente a danneggiare un altro corpo. Per poterlo fare, l'unica soluzione è raggiungere velocità molto elevate prima dell'impatto. Questo "colpo" super veloce, inoltre, si rivela la migliore forma di difesa per un insetto obbligato a muoversi in spazi molto ristretti - i labirintici tunnel del termitaio - dove è quasi impossibile schivare gli assalti dell'avversario se non si è più veloci di lui. Il segreto di tanta potenza - spiegano i due ricercatori - risiede nel fatto che la termite, prima di attaccare, serra le mandibole l'una contro l'altra per accumulare energia, un metodo simile a quello usato dalle locuste e da alcuni tipi di formiche. Quello che non è ancora chiaro agli scienziati è il meccanismo con cui questi animali accumulano l'energia necessaria a sferrare il colpo fatale. 

Flash News

Osteoblastos de ratón creciendo sobre matrices 3D desarrolladas a partir de residuos de la industria alimentaria (Autores: Milagros Ramos, Ángeles Martín, Malcolm Yates y Violeta Zurdo (CTB-UPM y CSIC).

 

Investigadores de la UPM y el CSIC han utilizado residuos procedentes de la industria agroalimentaria para desarrollar biomateriales capaces de actuar como matrices para regeneración de hueso y cartílago. Un equipo de investigadores del Centro de Tecnología Biomédica de la Universidad Politécnica de Madrid (CTB-UPM), en colaboración con el Instituto de Ciencia de Materiales (ICMM-CSIC) y de Catálisis y Petroleoquímica (ICP-CSIC) del Consejo Superior de Investigaciones Científicas, ha conseguido producir materiales biocompatibles a partir de residuos de la industria agroalimentaria, concretamente del orujo de manzana resultante de la producción de zumo. Estos materiales pueden servir como matrices 3D para regeneración óseo-cartilaginosa, de gran utilidad en muchas aplicaciones de medicina regenerativa en enfermedades como la osteoporosis, la artritis o la artrosis, todas ellas de gran impacto económico debido a la creciente edad media de la población.

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