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Un ammasso di galassie riscrive la storia del cosmo

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Si chiama JKCS041, ed è un ammasso di galassie prodigio: è talmente antico da mettere in crisi i più accreditati modelli di formazione delle galassie e degli ammassi di galassie Al punto che i cosmologi stentano ad ammettere la sua esistenza in un’epoca così remota. Ma i nuovi dati, pubblicati oggi su Astronomy & Astrophysics, raccolti da Stefano Andreon, l’astrofisico dell’INAF-Osservatorio di Brera che per primo ne ha misurato la distanza record, e Marc Huertas-Company, dell'Osservatorio Astronomico di Parigi-Meudon, offrono ora ulteriori conferme: quando l’Universo non aveva nemmeno un quarto dell’età attuale, JKCS041, con i suoi 10 miliardi e 620 milioni di anni, era già lì e non era dissimile dagli ammassi di galassie odierni. JKCS401 è l’ammasso di galassie più lontano mai osservato. Dunque, il più antico. Un record, certo. Ma JKCS401 rappresenta molto più dell’ennesimo limite infranto nella gara fra gli astronomi a chi riesce a spingere lo sguardo più in là. In base ai modelli di evoluzione delle galassie più accreditati, imbattersi in un ammasso con una sequenza di galassie rosse pienamente formata a 10.6 miliardi di anni luce di distanza è un po’ come aprire un antico sarcofago egizio e trovarci dentro un iPod: semplicemente, quell’oggetto non dovrebbe essere lì.Nel linguaggio degli astrofisici, JKCS041 è un ammasso di galassie al alto redshift, dove il redshift misura la distanza dell’oggetto osservato. Ebbene, già nell’ottobre del 2009 un team internazionale di scienziati, guidati da Stefano Andreon dell’INAF-Osservatorio astronomico di Brera, incrociando dati dallo United Kingdom Infrared Telescope e dal telescopio spaziale Chandra della Nasa, aveva stabilito che il redshift di JKCS041 era circa z=2. L’annuncio non mancò di suscitare stupore e qualche perplessità fra gli astronomi, in particolare relativamente alla distanza, alquanto incerta, dell'ammasso. Verifiche che Stefano Andreon e il suo collega Marc Huertas-Company hanno portato a termine nel corso dell’ultimo anno, utilizzando questa volta dati provenienti dalle survey CFHTLS (Canada-France-Hawaii Telescope Legacy Survey) e WIRDS (WIRCAM Deep Infrared Cluster Survey). I risultati, pubblicati sul numero odierno di Astronomy & Astrophysics, non solo confermano la stima del 2009, ma spostano addirittura più indietro la lancetta del tempo di qualche centinaia di milioni di anni, collocando JKCS041 a z=2.2.Il metodo seguito da Andreon e Huertas-Company per la calcolare la distanza di JKCS041 si basa sulla misurazione del colore delle galassie che appartengono all’ammasso: più sono rosse, più sono distanti. «Paragonandolo al colore di IRC0218A, un altro ammasso estremamente distante, ma con una misura diretta di distanza, al redshift z=1.62, risulta evidente che JKCS041 è enormemente più distante», spiega Andreon. E il ridotto margine d’errore della nuova misura lascia ben poco spazio a ulteriori dubbi. L'analisi dei dati raccolti ha riservato una sorpresa: non solo l'ammasso è a una distanza da record, ma la sequenza galassie rosse, molto comuni negli amassi dell'universo locale, era già in bella evidenza in JKCS041 quando l'universo aveva solo 3 miliardi di anni. Eppure, sottolinea Andreon, «stando al paradigma standard di formazione delle galassie, queste galassie non dovrebbero nemmeno esistere, perché dovrebbero formarsi quando l'universo è ben più vecchio». Non solo: «La sequenza di galassie rosse», aggiunge Andreon, «è formata da galassie il cui ultimo episodio di formazione stellare è avvenuto nel loro lontano passato». Peccato che le galassie di JKCS041 non possano avere un “lontano passato”, visto che risalgono a quando l’universo aveva appena 3 miliardi di anni. Insomma, pare sia giunto il momento di iniziare a pensare come riscrivere le prime pagine della storia delle galassie.

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Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico
dal 21 marzo al 17 giugno 2019

Palazzo Merulana presenta Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico, una mostra curata da Fabio Benzi e incentrata sul famoso dipinto Primo Carnera del 1933.

Un’opera eccezionale della produzione del Maestro futurista. Dipinta sui due lati, con da una parte Vaprofumo del 1926, un soggetto tipicamente futurista che fu esposto nel 1928 alla mostra personale che Balla tenne agli Amatori e Cultori di Roma e che rappresenta appieno il giocoso sistema sinestetico del futurismo balliano dell’epoca: le forme chiare, i colori tenui, metallici e dorati, intendono evocare l’impressione olfattiva che si sprigiona da un flacone di profumo; la curiosa sagoma “bucata” del quadro rappresenta con le due aperture in alto le narici che percepiscono l’odore.

Sul verso dell’opera nel 1933, l’artista dipinge Primo Carnera che si ispira nitidamente a una foto di Elio Luxardo, amico di Marinetti (di cui fotografa la casa di piazza Adriana) e autore di un impressionante ritratto del pugile pubblicato sulla prima pagina della “Gazzetta dello Sport” nel 1933, quando diventò Campione del Mondo.
Questa immagine, diffusa simultaneamente in tutto il globo, costituisce la base iconografica del dipinto di Balla.

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