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Prevenire il randagismo a tutela anche di fauna e allevamenti

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La soluzione del problema del randagismo passa prioritariamente dall’impegno delle istituzioni e dalla responsabilizzazione dei proprietari dei cani per tutelare indirettamente orsi, lupi e tutta la fauna selvatica, domestica  gli allevamenti sull’Appennino. “ A tutela della fauna selvatica e dell’allevamento di montagna è importante applicare politiche di sistema, coordinate tra loro che vanno dalla gestione forestale, alla lotta al randagismo alla tutela degli allevamenti. Solo così il ricco patrimonio di lupi e orsi che popolano i nostri Appennini e sempre più spesso le Alpi potranno essere adeguatamente tutelati. Una attività che deve essere coordinata dai diversi Ministeri e organi competenti per la tutela della nostra fauna e per lo sviluppo di quei piani di azione che hanno bisogno di diventare strumenti realmente operativi ” dice Massimiliano Rocco responsabile specie WWF Italia. Preoccupa la recente segnalazione di un branco di cani randagi che in Abruzzo a Villalago hanno minacciato la sopravvivenza di tre cuccioli di orso difesi con successo dalla madre. Non per questo il WWF ritiene comprensibile l’eccessiva reazione che questo ha suscitato rispetto al cronico problema del randagismo canino, come le dichiarazioni troppo istintive di alcuni amministratori che hanno laconicamente chiuso la questione dichiarando che “ bisogna sparare ai cani” quando le Leggi nazionali e regionali prevedono solo in casi rarissimi e connessi ad urgenti misure di carattere sanitario e di incolumità pubblica gli abbattimenti di cani randagi.E’ da ricordare che da decenni in Italia e anche in Abruzzo è attiva, almeno in teoria, l’anagrafe canina che prevede gli obblighi gratuiti di registrazione ed identificazione per tutti i cani (con microchip apposti dai veterinari ASSL) . Sarebbe interessante sapere a proposito quanti sono i cani di proprietà privata realmente censiti nei paesi del Parco Nazionale d’ Abruzzo Lazio e Molise e nelle arre adiacenti, quanti i controlli fatti , quante veramente le multe erogate dalle diverse forze di polizia  per mancato rispetto di tali norme e di quelle connesse alla incolumità pubblica. Da decenni il problema del randagismo e dei cani padronali lasciati liberi di compiere misfatti di ogni genere senza il benché minimo controllo è a tutti conosciuto, anche agli stessi  amministratori pubblici che avrebbero gli strumenti e le deleghe per ovviare a tutto ciò. E’ ormai dimostrato da anni, da seri e puntuali studi scientifici promossi a livello locale ed in n tutta Italia che per combattere il randagismo è indispensabile non l’abbattimento ma la responsabilizzazione ( tramite l’identificazione) dei proprietari dei cani e prima di tutto di coloro che sono delegati a svolgere i controlli e fare applicare le norme. Inoltre i problemi principali verso la fauna selvatica non sono causati dai cani realmente randagi ma da una enorme quantità di cani che pur essendo di proprietà non vengono controllati e vagano indisturbati 24 ore al giorno aggredendo persone, animali selvatici e domestici e spesso sono  i primi responsabili di attacchi la nostro patrimonio faunistico e zootecnico, danni che poi vengono spesso semplicisticamente addossati a lupi.


Flash News

 Il Mistero Svelato di Giulia Farnese

Dal 19 maggio al 10 settembre 2017

Ai Musei Capitolini esposta per la prima volta la Madonna del Pintoricchio, ritenuta dal Vasari il ritratto di Giulia Farnese, amante di papa Alessandro VI Borgia, accanto al più noto Bambin Gesù delle mani. Con una sorpresa inaspettata.

 

Una mostra affascinante che raccoglie splendidi dipinti e racconta storie cortigiane della Roma tardo quattrocentesca. I protagonisti sono un Papa, il controverso Alessandro VI al secolo Rodrigo Borgia (1431, Papa dal 1492 al 1503), una dama raffinata e bellissima, Giulia Farnese (1475-1524), amante adolescente e concubina non troppo nascosta dello stesso Papa, e uno degli artisti più estrosi del nostro Rinascimento, Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio (c.1454-1513). Un pontificato, quello di Alessandro VI, che assecondò intrecci dinastici, veleni di palazzo, calunnie e gelosie, ma nello stesso tempo incoraggiò le arti con la chiamata a Roma del Pintoricchio autore di uno dei cicli pittorici più famosi della storia dell’arte: quello del nuovo appartamento papale in Vaticano.

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