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Melatonina protegge donne in post-menopausa dal tumore al seno

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IRE: la melatonina protegge le donne in post-menopausa dal tumore al seno

E’ quanto emerge da uno studio condotto dall’Istituto Regina Elena di Roma, Istituto Tumori di Milano, Harvard School of Public Health, Boston, MA, USA pubblicato sul Journal of National Cancer Institute

Il tumore al seno è il tumore più frequente nelle donne italiane. Nell’ultimo anno nel nostro paese sono stati diagnosticati 39.735 nuovi casi di tumore della mammella e si sono registrati 9.045 decessi per tale patologia.

“La diagnosi di tumore mammario e la terapia successiva – sottolinea la Prof. Paola Muti, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) – cambia la vita di una donna e delle persone a lei care, ed il trauma individuale che segue è davvero enorme.”
Gli sforzi che la ricerca fa in campo terapeutico rimangono essenziali, ma è attraverso la prevenzione che molti dei costi umani e sociali di questa patologia possono essere evitati. Potenti strategie preventive vengono via via implementate sulla base di nuove scoperte scientifiche.

A questo riguardo Journal of National Cancer Institute edizione di Giugno, una delle riviste americane di maggiore rilevanza in campo oncologico, pubblica una ricerca italiana che descrive importanti effetti preventivi della melatonina endogena, cioè prodotta dal nostro organismo.
La melatonina, è una molecola cruciale nella determinazione dei cicli circadiani di sonno/veglia.
Gli autori della ricerca descrivono uno studio prospettico condotto su un campione di circa 1000 donne sane in età postmenopausale, alle quali hanno misurato i livelli sierici di 6-sulfatoxymelatonina urinaria, il più importante metabolita della melatonina circolante.
Lo studio ha mostrato che, dopo 17 anni di osservazione, le donne sane che avevano livelli di melatonina sierica più elevati all’inizio dello studio, hanno successivamente riscontrato una frequenza di tumori al seno inferiore di circa il 40%. Nelle donne che non fumavano al momento della raccolta urinaria la riduzione nella frequenza dei tumori e’ arrivata al 60% in meno.

Lo studio è nato dalla collaborazione tra l’Istituto Regina Elena di Roma, l’Istituto Tumori di Milano e la Harvard University-School of Public Health. Tra gli autori del lavoro sono inclusi la Prof.ssa Paola Muti, senior author, la Dr.ssa Sabrina Strano, Responsabile del gruppo della Chemioprevenzione Molecolare IRE e il Prof. Holger Schunemann responsabile della Unità Informa di Epidemiologia Clinica del Regina Elena.

I risultati di questo studio evidenziano un importante ruolo della melatonina endogena nella prevenzione dei tumori al seno.

“I nostri ricercatori – sottolinea la Prof.ssa Paola Muti - sono impegnati ora nello studio dei meccanismi molecolari che presiedono all’attività anti-tumorale della melatonina. Sono infatti in corso  analisi di espressione genica modulate dalla melatonina presso i laboratori di oncogenomica traslazionale, istituiti di recente presso la sede del Regina Elena di Mostacciano.”

 

Flash News


Représentation artistique d’une nanomachine associant des unités motrices (rouges et bleues) et des unités de débrayage (vertes et violettes) et liées par des unités de transmission (chaines polymères représentées sous forme de fils). Les deux types d’unités tournent en sens opposés sous l’action de deux flux lumineux distincts. Lorsque les moteurs tournent (activés par la lumière UV), ils enroulent les chaines polymères par paires, et l’ensemble du matériau se contracte. Lorsque les unités de débrayage se mettent à tourner (sous l’effet de la lumière blanche), cela a pour effet de désenrouler les chaines polymères et d’étendre le matériau. En jouant sur les intensités lumineuses, il est possible de gérer la transmission globale du mouvement, à la manière d’une boîte de vitesse sur un véhicule. L'unité moteur est représentée en détail en bas à droite et l’unité modulateur en haut à gauche. © Gad Fuks / Nicolas Giuseppone / Mathieu Lejeune/ Woverwolf/Shutterstock.com

 

Mises à l’honneur par le prix Nobel de chimie 2016, les nanomachines fournissent un travail mécanique aux plus petites échelles. À ces dimensions, les moteurs moléculaires ne peuvent cependant produire ce travail que dans un seul sens. Des chercheurs de l’Institut Charles Sadron du CNRS, menés par Nicolas Giuseppone, professeur à l’Université de Strasbourg, en collaboration avec le Laboratoire de mathématiques d’Orsay (CNRS/Université Paris-Sud), sont parvenus à développer des machines moléculaires plus complexes capables de fournir un travail dans un sens, puis dans l’autre. L’ensemble peut même être précisément contrôlé à la manière d’une boîte de vitesses. Cette étude est publiée dans Nature Nanotechnology le 20 mars 2017.

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