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AIDS, brevetto su molecole anti-HIV scoperte dal CNR di Pavia

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Concesso in licenza ad un'azienda italo-americana il brevetto sulle molecole anti-HIV sviluppate in una collaborazione tra l'Università di Siena, il CNR di Pavia e l'Università di Genova

Nuove speranze per combattere il virus dell’HIV, responsabile dell’epidemia mondiale di AIDS, arrivano da una famiglia di piccole molecole scoperta dal gruppo del professor Botta dell'Università di Siena, in collaborazione con la professoressa Silvia Schenone dell’Università di Genova e il dottor Giovanni Maga dell'Istituto di Genetica Molecolare (Igm) del Cnr di Pavia.

Facendo seguito al recente studio [1] che ha portato all’individuazione della prima molecola capace di inibire la replicazione del virus HIV agendo su un enzima cellulare (DDX3), un’importante azienda italo-americana specializzata nel settore dello sviluppo di farmaci antivirali, ViroStatics, ha deciso di acquistare i diritti sulle molecole sviluppate dalla collaborazione tra le Università di Siena, Genova e il CNR di Pavia.

Il razionale che ha guidato i gruppi di Genova, Siena e Pavia nello sviluppare queste nuove molecole è quello di ridurre la capacità delle cellule umane di sostenere la replicazione del virus HIV. Questo razionale si sposa perfettamente con la filosofia di ViroStatics, azienda impegnata da anni nello sviluppo di farmaci anti-HIV che, agendo sulla cellula, siano in grado di sinergizzare con l'azione dei farmaci antiretrovirali classici, aumentandone l'efficacia. La strategia di colpire il virus sottraendogli le necessarie risorse per riprodursi, che HIV-1 ottiene parassitando le cellule infettate, potrebbe portare ad una generazione di farmaci antiretrovirali completamente nuova.

"E' un onore per ViroStatics poter collaborare con la professoressa Silvia Schenone dell’Università di Genova, il Prof. Maurizio Botta dell'Università di Siena e il Dr. Giovanni Maga dell'Istituto di Genetica Molecolare (Igm) del Cnr di Pavia- spiega il Dr. Franco Lori, Presidente e Amministratore Delegato di ViroStatics- e poter acquisire composti così notevoli con potenziali applicazioni per il trattamento dell'HIV/AIDS. Attraverso l'utilizzo delle nostre metodologie auspichiamo di iniziare quanto prima ad avviare allo sviluppo preclinico i composti candidati, con l'ambizione di arrivare entro un anno alla sperimentazione sull'uomo".

I gruppi di Genova, Siena e Pavia sono coinvolti nel fornire le molecole e nell'eseguire studi di approfondimento sui bersagli enzimatici e sul meccanismo d'azione. Questo accordo, sfruttando al massimo le sinergie esistenti tra la ricerca accademica e quella industriale, consentirà di accellerare i tempi di sviluppo proteggendo allo stesso tempo i diritti di proprietà intellettuale degli inventori.

“Questo – commentano i Proff. Schenone e Botta e il Dr. Maga - è la storia di un nuovo successo che vede protagonista la buona ricerca scientifica condotta dai nostri Atenei e dal CNR, riconosciuta anche dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con un incremento, per l'Università, del Fondo di finanziamento ordinario per il 2009 di circa 10 milioni di euro e lo sblocco, per il CNR, delle assunzioni, che porterà nel prossimo triennio al reclutamento di molte nuove e giovani professionalità”.

[1] CNR
Scoperto un nuovo nemico dell'AIDS (28/10/2008)
http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2008/Ottobre/103_ott_2008.doc

Flash News


Cellules individuelles de l’îlot pancréatique, 6 heures après la synchronisation circadienne in vitro. Cette technique permet d’étudier en parallèle les oscillations circadiennes de cellules pancréatiques α et β. 

 

Comme la quasi-totalité des êtres sensibles à la lumière, nous sommes soumis à des rythmes biologiques calés sur une durée d’environ 24 heures. On appelle ainsi horloge circadienne (de « circa », environ et « dies », jour) le système interne qui nous permet d’anticiper les changements de jour et de nuit en régulant presque les aspects de notre physiologie et de notre comportement. A une époque où nos rythmes biologiques sont de plus en plus mis à mal – que ce soit par le travail de nuit, par le jetlag subit par les voyageurs ou encore par nos habitudes sociétales, les scientifiques commencent à entrevoir l’impact que le dérèglement de ces horloges peut avoir dans l’explosion des maladies métaboliques. Spécialistes du diabète, des chercheurs de l’Université de Genève (UNIGE) et des Hôpitaux universitaires de Genève (HUG) ont étudié le rythme des cellules ɑ et β pancréatiques, responsables de la production de l’insuline et du glucagon, les deux hormones permettant de réguler le taux de glucose dans le sang. Leur verdict : au niveau cellulaire déjà, ces horloges internes orchestrent le tempo correct de la sécrétion hormonale et optimisent ainsi les fonctions métaboliques en anticipant les cycles repos-activité et jeûne-alimentation. Leur déréglement favoriserait ainsi l’apparition de maladies métaboliques. Cette découverte, à lire dans le journal Genes and Development, pourrait expliquer un facteur essentiel et pourtant méconnu du développement du diabète : le dérèglement des horloges circadiennes de nos cellules.

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