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Vecchie e nuove epidemie

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Una mostra a Roma su vecchie e nuove epidemie per medici e studenti

Sarà presentata nel mese di maggio alla Camera dei Deputati la Mostra su Vecchie e Nuove Epidemie organizzata dal centro di Global Health con la consulenza di illusri studiosi ed esperti italiani.

La Mostra intende comunicare al Governo, al Parlamento, ai medici ed agli studenti di medicina che le epidemie rappresentano ancor oggi una minaccia importante per l’umanità. I governi devono pertanto adottare con ampio anticipo tutte le misure atte a fronteggiare questi eventi, mentre i medici dal canto loro devono acquisire maggior conoscenza delle caratteristiche epidemiologiche e cliniche delle malattie infettive e saper fare rapidamente diagnosi segnalando tempestivamente alle autorità di sanità pubblica ogni informazione al riguardo.

La Mostrra consiste in 60 pannelli che ripercorrono le tappe principali della storia delle epidemie a  cominciare dalla lebbra, malattia dell'alto medioevo, per proseguire con la peste che devastò l'Europa a partite dal 1348. In quel secolo ed in quelli successivi, l’Occidente fu flagellato da continue e ravvicinate ondate epidemiche. Le città che come Venezia, Napoli, Genova, Marsiglia  avevano porti importanti attraverso cui si svolgeva un’intensa attività di scambi commerciali con il Levante, dove erano presenti importanti focolai di malattie epidemiche, furono quelle ad esser colpite per prime.La Repubblica di Venezia fu la prima città-stato ad introdurre, nel 1423, un lazzaretto, come ospedale di stato in un’isola della laguna per raggruppare i malati di peste. Il lazzaretto e la successiva elaborazione, nel 1468, di un altro modello di struttura portuale di quarantena in un’altra isola hanno costituito per secoli un modello di riferimento per la cultura sanitaria internazionale.

Nei suoi 60 pannelli,  la Mostra illustra in 50 pannelli le caratteristiche delle principali malattie epidemiche del passato come Peste, Colera, Sifilide, Vaiolo, Pandemia Influenzale del 1918-19 e delle misure di sanità pubbliche atte a fronteggiarle. La seconda parte della Mostra illustra invece le caratteristiche epidemiologiche delle principali malattie epidemiche di oggi, dall’AIDS alla Chikungunya, alla Febbre del Nilo occidentale per chiudere con l’aggiornamento sull’influenza aviaria e sul rischio di una nuova pandemia influenzale. La Mostra è corredata da un’esposizione di libri antichi e di rimedi popolari.

Il Comitato Scientifico della Mostra su Vecchie e Nuove Epidemie è composto da grandi esperti della materia come Luciana Rita- Angeletti, Antonio Tagarelli, Vincenzo Ziparo, Roberto Cauda, Nelli-Elena Vanzan Marchini, Giorgio Cosmacini,, Giorgio Scalise, Francesco Chiodo.

Dopo la presentazione alla Camera, la Mostra sarà presentata all'Ospedale Sant'Andrea, all'Archiginnasio di Bologna ( dal 20 giugno al 30 luglio)e nella Mole Vanvitelliana (Ex Lazzaretto) di Ancona dal 1 al 31 ottobre 2009.


Walter Pasini

* Direttore Centro Europeo di Global Health

 

 

Flash News

 

La prima pagina dell’abbecedario in lingua somala

 


A mio padre, Luigi Gallo, che nel ‘938 costruiva in Etiopia le strade dell’Impero.

 

Premessa: L’Espansione italiana nell’Africa Orientale ebbe inizio alla fine del 1800 con il primo dispiegamento di truppe presso i territori di Massaua (1885) per poi arrivare alla proclamazione della colonia “Eritrea” nel 1890, alla proclamazione della colonia “Somalia” nel 1908 ed infine alla proclamazione dell’Impero italiano, nel 1936, dove Somalia, Eritrea ed Etiopia costituivano l’Africa Orientale Italiana (AOI).Formalmente si fa concludere il colonialismo italiano in AOI con l’occupazione britannica, nel 1941, dei territori dell’Africa Orientale Italiana, seppur poi, dal 1948 al 1960, l’Italia fu incaricata dall’ONU dell’amministrazione fiduciaria della Somalia (AFIS) (BEN GHIAT & FULLER, 2005).

Dopo 50 anni di colonialismo “...L’eredità italiana in Somalia era costituita soprattutto da: una scuola primaria, una scuola secondaria, fino al liceo scientifico, una scuola per ragionieri e geometri, aperte indiscriminatamente a tutti, somali ed italiani, fino al giorno dell’indipendenza”(VILLANI,1972): con docenti e programmi del tutto comparabili a quelli del nostro Paese. Naturalmente si usava la lingua italiana per scolaresche, che si esprimevano abitualmente in somalo. Il primo abbecedario con l’alfabeto somalo venne “tirato al ciclostile” nell’agosto‘972 nella stamperia dell’Università Nazionale Somala) (foto n.1: la 1° pagina). Il 21/10 in occasione del “terzo anniversario della rivoluzione della Somalia” un elicottero buttava giù dal cielo i fogli dell’alfabeto su una folla che si accalcava e si rincorreva per prenderli. Così moriva una lingua orale, conservata da sempre nella mente degli anziani: come l’unica biblioteca che i somali possedessero; il solo strumento conoscitivo della loro storia, che veniva raccontata dai cantastorie come “vanto della tribù” nelle cerimonie e insegnata ai bambini con la propria genealogia, fin dai primi anni, dai patriarchi.

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