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KEPLER E IL PIANETA NON PUNTUALE

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Il pianeta dispettoso. Grazie alle osservazioni del telescopio spaziale Kepler è stato possibile prendere i tempi a un pianeta extrasolare, scoprendo che non li rispetta. La colpa? È di un altro pianeta che, però, non si fa vedere.

C’è un pianeta che non arriva mai puntuale ma la colpa, a quanto pare, non è sua. Talvolta in ritardo, talaltra in anticipo, Kepler-19b non rispetta mai i tempi nel ripassare davanti alla propria stella, a circa 650 anni luce da noi.È proprio grazie a questi suoi passaggi che il telescopio spaziale Kepler era riuscito a individuarlo: la luminosità della stella, dalla nostra posizione di osservatori, diminuisce periodicamente ed è così stato possibile stabilire l’esistenza di un pianeta che la oscura, anche se impercettibilmente, ad ogni giro. Il problema è che questi oscuramenti non si verificano mai nel momento stabilito, come se il pianeta rallentasse e accelerasse nel percorrere la propria orbita. A partire da questo comportamento, i ricercatori hanno dedotto che da quelle parti, in orbita intorno alla stessa stella, deve esserci anche un altro pianeta che disturba gravitazionalmente quello tenuto d’occhio da Kepler.La dinamica dei fatti è la stessa che nel 1846 portò alla scoperta di Nettuno che, non ancora osservato al telescopio, aveva fatto notare la sua presenza influenzando il moto di Urano. Nel caso attuale però, dell’“altro” pianeta, quello che disturba Kepler-19, non si riesce a sapere nulla più oltre al fatto che esiste. Il telescopio spaziale non ha rilevato altri abbassamenti di luminosità della stella, quindi è probabile che questo pianeta segua un’orbita inclinata che non lo porta a passarle davanti lungo la nostra linea di vista.Niente occultamenti, niente informazioni aggiuntive e su Kepler-19 c, questa la sua denominazione, si fanno solo supposizioni. Potrebbe essere un pianeta roccioso che compie la propria orbita in 5 giorni, ma anche un gigante gassoso che la percorre in 100 giorni. Qualunque sia la sua identità, in ogni caso questo nuovo, sfuggente, arrivato detiene il primato di essere il primo pianeta extrasolare ad essere stato scoperto in questo modo 

Flash News

Dagli oceani arrivano due segnali di allarme.

Il primo è stato pubblicato dalla FAO nel rapporto “SOFIA” appena pubblicato e che evidenzia il drammatico stato in cui versano i nostri oceani.
Circa il 33% degli stock ittici globali è in stato di sovrasfruttamento e circa il 60% viene pescato al massimo della propria capacità. Nonostante l’incremento annuale del consumo di pesce a livello globale (3,2%) abbia superato la crescita della popolazione (1,6%), più di 800 milioni di persone continuano a dipendere da questa risorsa per la propria sopravvivenza, come fonte di cibo, guadagno e sostegno, sia nella pesca che per l’allevamento.

Il secondo segnale è la fine ‘simbolica’ per l’Europa delle proprie scorte di pesce: oggi è, infatti, il Fish Dependence Day europeo: ciò vuol dire che da ora e per tutto il resto dell’anno, l’Europa dipenderà dalle importazioni di pesce, crostacei e molluschi per soddisfare la richiesta dei consumatori della regione. Sulle nostre tavole, infatti, c'è più pesce di quanto se ne possa pescare nei nostri mari o allevare nei nostri impianti di acquacoltura. Oltre metà della domanda europea di pesce è ‘soddisfatta’ dal resto degli oceani, soprattutto dai paesi in via di sviluppo che forniscono la metà del pesce presente nel ‘piatto’ dei consumatori europei.

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