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11 marzo – 11 aprile 2011: Fukushima a un mese dalla catastrofe

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greenpeace - La nostra attenzione su Fukushima non si è abbassata: due squadre di esperti in radiazioni hanno presentato oggi a Tokyo gli ultimi risultati del loro monitoraggio nelle aree al di fuori della zona di evacuazione. I livelli di radiazione riscontrati sono sufficienti per esporre le persone nel giro di poche settimane alla dose massima consentita in un anno: 4 microSievert per ora (µS/h) in un parco giochi della città di Fukushima e 2,8 (µS/h) in un santuario della città di Koriyama. Oltre l'80% delle radiazioni in queste aree, come dimostrato dalle analisi del suolo fatte dall'Università di Kyoto, è causata dal Cesio, un materiale nocivo che persiste nell'ambiente per molti anni.

Le nostre squadre di esperti hanno inoltre rilevato livelli di radiazione sopra i limiti ufficiali nelle verdure raccolte nei campi intorno alle città di Fukushima, Koriyama e Minamisoma, e acquistate in un supermercato di Fukushima. Almeno uno dei campioni di verdura potrebbe essere classificato come rifiuto radioattivo.

In seguito alla richiesta di Greenpeace di sgomberare totalmente alcune aree di Iitate e Namie, dove una delle squadre aveva rilevato una diffusa contaminazione da Cesio radioattivo, è arrivato da parte del governo giapponese l’impegno allo sgombero entro un mese delle due città e di parte di Minamisoma. Insieme, anche l’annuncio di allargare la zona di evacuazione a 30 chilometri dalla centrale di Fukushima.

Ma noi chiediamo di più, bisogna estendere i controlli e gli interventi anche ad altre aree fortemente popolate e dove il rischio è la contaminazione a lungo termine. La prossima mossa del governo - annuncia Rianne Teule, esperto di radiazioni di Greenpeace - dovrà essere quella di proteggere più di un milione di persone che vivono nella zona metropolitana di Fukushima e nell’area di Koriyama, dichiarando ufficialmente la zona sotto stato di protezione.

Flash News

 

La détérioration de la Grande Barrière de corail en Australie décime les poissons nettoyeurs et les rend moins subtils dans leur tâche. Une étude de l’Université de Neuchâtel montre que leur densité de population s’est réduite de 80% en raison de dommages subis à leur environnement, une proportion bien plus grande que celle affectant les autres espèces peuplant le récif. Ces travaux sont publiés dans la revue scientifique Global Change Biology. Mauvaise nouvelle pour l’écosystème de la Grande Barrière de corail : la multiplication des cyclones survenus en 2014 et 2015, conjuguée au phénomène climatique El Niño de 2016, a eu des conséquences directes sur la qualité du travail des poissons nettoyeurs.

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