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L'Unione europea usa gli accordi commerciali per esportare le sue politiche

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Grazie agli accordi bilaterali l'Unione Europea esporta la sua politica commerciale, quella concorrenziale e il controllo degli aiuti pubblici, secondo uno studio di Leonardo Borlini e Claudio Dordi dell’Università Bocconi . Dopo il fallimento del Doha Round, che ha reso più difficile l’applicazione della disciplina del World Trade Organization (WTO) sui sussidi, l'Unione Europea (UE) ha efficacemente utilizzato gli accordi commerciali bilaterali come strumento per esportare le politiche commerciali e quelle legate al commercio, compresa la politica concorrenziale e il controllo degli aiuti pubblici. Un'analisi approfondita di oltre 50 accordi commerciali preferenziali da parte di Leonardo Borlini e Claudio Dordi dell'Università Bocconi mostra come l'UE sia riuscita a regolamentare l'intervento statale.

I più avanzati di questi accordi vanno al di là della disciplina WTO in materia di sovvenzioni, includendo norme che riguardano il settore dei servizi e definendo categorie di sovvenzioni ammissibili, sulla falsariga delle sovvenzioni "green light" delle Subsidies and Countervailing Measures del WTO, spazzate via dal naufragio del Doha Round. Il modo in cui la politica delle sovvenzioni viene affrontata negli accordi commerciali dell'UE dipende in larga misura dallo status del partner. Si può disegnare una piramide, con gli accordi che contengono discipline simili a quelle dell'UE al vertice. Si tratta di accordi con i paesi candidati (Turchia e alcuni paesi dei Balcani occidentali) o con i paesi che hanno un interesse strategico a sviluppare forti legami con l'Unione Europea (Ucraina, Moldavia e alcuni paesi Euromed) e con il Sudafrica.


All’altra estremità dello spettro vi sono accordi che praticamente ignorano la questione, come quelli con i paesi caraibici. Alcuni altri accordi contengono solo capitoli limitati sulla concorrenza e sulle sovvenzioni, riproducendo le norme del WTO, come quelle con il Canada e il Messico, o rafforzando le disposizioni in materia di trasparenza, come avviene negli accordi con la Colombia e la Georgia. La posizione più stimolante è quella dei partner avanzati (Corea e Singapore) e dei paesi in via di sviluppo (Vietnam) che hanno negoziato con l'UE regimi dettagliati e ambiziosi in materia di sovvenzioni. Essi sono considerati accordi WTO+ perché vanno al di là delle disposizioni del WTO: definiscono ulteriori sovvenzioni vietate, cercano di eliminare le distorsioni della concorrenza dovute a sovvenzioni specifiche e, nel caso di Singapore e Vietnam, includono norme sui servizi, mai incluse nella disciplina WTO.

L' analisi di questi accordi ci porta al cuore della questione delle sovvenzioni, ovvero alla loro ambivalenza. Anche se problematiche dal punto di vista della concorrenza e commerciale, le sovvenzioni non sono un male assoluto. Sono, ovunque, uno strumento di politica industriale in grado di colpire le imperfezioni del mercato, premiando le imprese per esternalità positive e beni pubblici e possono perseguire effetti sociali e distributivi. Il diverso approccio ideologico dei diversi partner ha costretto l'Unione europea a elaborare eccezioni su misura al divieto generale di sovvenzioni. I negoziatori europei hanno svolto un ottimo lavoro, soprattutto per quanto riguarda le imprese statali in paesi tanto diversi come Singapore e Vietnam.

I nuovi accordi con partner commerciali avanzati che non avevano bisogno di conformarsi alle norme europee saranno probabilmente un modello per importanti accordi attualmente in fase di negoziazione, tra cui Cina, India e Russia, e lo sono sicuramente stati per quello appena concluso con il Giappone.


Flash News


Fino al 26 settembre 2021 racconterà i grandi eventi storici e urbanistici che hanno segnato la Terza Roma, in un dialogo costante con la sua realtà più quotidiana.

Ideata in occasione delle celebrazioni dei 150 anni di Roma Capitale, apre al pubblico dal 4 maggio al 26 settembre 2021 al Museo di Roma a Palazzo Braschi la nuova mostra Roma. Nascita di una capitale 1870-1915 che, ripercorrendo gli eventi storici e le profonde trasformazioni urbanistiche della Terza Roma, vuole proporre una lettura dei fatti in un dialogo intrecciato con la realtà più quotidiana della vita della nuova Capitale, nella sua cronaca minuta e nei suoi diversi aspetti socio - culturali.


L’esposizione, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e a cura di Flavia Pesci, Federica Pirani e Gloria Raimondi, si avvale di un comitato scientifico presieduto da Vittorio Vidotto, di cui fanno parte Maria Vittoria Marini Clarelli, Bruno Tobia, Elisabetta Pallottino, Federica Pirani, Gloria Raimondi, Nicoletta Cardano, Rita Volpe. Organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Alla realizzazione della mostra hanno collaborato il Comitato Roma 150, il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale, la Fondazione Cineteca di Bologna, la Fondazione Primoli, l’Istituto Luce – Cinecittà, il Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, il Museo Ebraico di Roma, il Dipartimento di Architettura e il Dipartimento delle Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

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