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La crisi siderurgica di Mordini. “Acciaio” di Stefano Mordini – Giornate degli Autori – Venezia 2012

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Le acciaierie di Piombino, gli altiforni incandescenti fanno da sfondo al passaggio nell’adolescenza di due ragazzine, Anna-Matilde Giannini e Francesca-Anna Bellezza, nel film Acciaio di Stefano Mordini, che adatta l’omonimo Premio Campiello di Silvia Avallone. Presente alla sessantanovesima kermesse veneziana, nella sezione Giornate degli Autori, il regista dichiara di essersi lasciato travolgere dalla storia affascinante delle due amichette. Nel catturare un ambiente interiore prima che paesaggistico, il regista, però, non sempre emoziona. Lunga è la descrizione del vuoto esistenziale dei personaggi ma non va mai davvero a fondo. Il film non raggiunge mai il culmine dell’emozione, neppure quando ci scappa il morto sul lavoro.

 

Le due ragazzine passano le giornate tra il capanno sul mare e i locali notturni, in cerca di una trasgressione e di una visibilità, in una provincia noiosa, seduta su se stessa, senza alternative o vie di scampo. Una prigione in cui persino la vicina Elba è un miraggio. Il passo dalla Lucchesi di Piombino all’Ilva di Taranto è davvero breve, con la differenza, almeno, che la prima ha avuto un atteggiamento ben più rispettoso del territorio rispetto a quanto è accaduto a Taranto, dove si continua a respirare diossina e benzopirene.

Riondino, nella costruzione del personaggio di Alessio, ha potuto confluire in catarsi il suo rifiuto reale per la fabbrica, che ha dato a suo padre il lavoro e a lui la possibilità di sognarne e farne uno diverso. Ne esce una maturità ed una considerazione per l’importanza di quel che si ha, che fanno del personaggio un’icona autentica del senso di responsabilità, sia pur ricco di contraddizioni - Alessio tira di coca e arrotonda come può. Accurata è la descrizione degli ambienti e l’indagine dei turbamenti in atto nell’animo delle due pre-adolescenti, che si servono di poche parole per esprimersi e per capirsi. Purtroppo, il senso di responsabilità incatena Alessio che non vuole né può ambire, sognare, volare altrove. Sia lui che il suo amore Elena-Vittoria Puccini hanno disimparato a pensare a un futuro diverso, o a vedersi protagonisti del cambiamento.

È difficile crescere nel vuoto di un luogo, di un tempo, di una condizione sociale che tutt’e tre insieme portano al distacco da una cultura politica e all’impossibilità di costruirne una cosmopolita, al punto da limitare i sogni e da considerarlo la cosa giusta. Quando i ruoli non sono rispettati ed i padri non sanno fare i padri, qualcuno dovrà pur farsi carico del peso della realtà e se questo tocca ai figli invece che ai padri, dispiace ma a qualcuno deve pur toccare la patata bollente. È grazie a lui che la mamma può tirare avanti ed è grazie e lui che la sorellina potrà avere, forse, qualche chance in più. La luce finale del film è una luce di speranza, che non aiuta a volare ma a guardare appena più in là, riscoprendo, intanto, il valore di quel che sta' accanto. Siamo lontani dai sogni utopistici di Assayas ma ognuno, purtroppo, guarda la vita con gli occhiali che può permettersi.

 

Margherita Lamesta

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Influenza sull’arte illustrativa fra ‘800 e ‘900
Roma, Musei di Villa Torlonia
Dipendenza della Casina delle Civette
22 giugno – 1° ottobre 2017

Presentazione stampa: 21 giugno ore 11:00

Inaugurazione con concerto: 21 giugno ore 17:00

 

Il 21 giugno prossimo, in occasione della Festa della Musica, a Roma, presso la Dipendenza della Casina delle Civette a Villa Torlonia, sarà inaugurata la mostra Lo Chat Noir e i Teatri d’ombre a Parigi, con particolare riferimento all’influenza che
quest’arte ha avuto sull’arte grafica fra ‘800 e ‘900 nella capitale francese. La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è organizzata e realizzata dall’Associazione Culturale “Athena Parthenos”. L’esposizione, a cura di Cesare Nissirio e Maria Grazia Massafra, sarà inaugurata mercoledì 21 giugno alle ore 17:00. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Lo Chat Noir, mitico locale creato da Rodolphe Salis nel 1881 a Montmartre, fu un cabaret in bilico fra il licenzioso e l’intellettuale. Frequentato dall’élite della cultura parigina del tempo, da Eric Satie, che peraltro suonava nel celebre locale, a Claude Debussy a Emile Zola a Sarah Bernhardt, il luogo fu anche teatro di risse fra un pubblico molto meno eletto. Nel locale, siamo nella stagione del pre-cinema, venivano presentate proiezioni di ombre cinesi rivisitate da alcuni artisti francesi fra cui Henri Rivière, Adolphe Willette, Caran d’Ache, Louis Morin.

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