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Il collasso delle arnie: perché le api stanno scomparendo?

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Negli Stati Uniti e in Europa cresce l'allarme degli apicoltori per un fenomeno che può avere gravi conseguenze sulla biodiversità di piante e fiori: il declino delle api mellifere.
I primi segnali risalgono all’anno scorso, quando gli apicoltori della Pennsylvania hanno denunciato un imponente quanto inspiegabile collasso delle loro arnie. Il fenomeno, che negli ultimi venti anni ha dimezzato il numero di api in nord America, minaccia la sopravvivenza di intere coltivazioni che dipendono completamente da questi preziosi insetti per l'impollinazione.

 In Europa oltre l'80% della frutta e della verdura viene impollinato dagli insetti e molti coltivatori utilizzano le api per incrementare i raccolti. Paesi come l’Irlanda e gli Stati Uniti, dove si pratica un’agricoltura intensiva, hanno moltiplicato le importazioni di api col rischio di introdurre anche nuove malattie difficilmente debellabili. Per questo motivo gli scienziati stanno mettendo a punto dei sistemi per proteggere le specie autoctone e limitare le importazioni di altre specie.

Recentemente un'équipe di scienziati americani dell'ECBC (Edgewood Chemical Biological Center) e dell'Università di California San Francisco ha sviluppato una nuova tecnica, inizialmente progettata per scopi militari, per isolare i virus e i parassiti che causano l’eccidio delle api.   
Tra i principali responsabili sembra esserci  il Varroa destructor, un piccolo acaro introdotto accidentalmente in Irlanda e isolato per la prima volta nel 1998 da un gruppo di studiosi. Finora le misure per contenerne la diffusione non hanno dato risultati e il parassita ha infestato tutto il paese, contribuendo ad aumentare le malattie virali nelle colonie d'api.

Nel luglio del 2006 la rivista Science ha pubblicato i risultati di una ricerca internazionale coordinata dall'università di Leeds, che per la prima volta studia in modo sistematico il fenomeno del “collasso delle arnie”, finora considerato un fenomeno marginale e limitato a poche specie. I ricercatori hanno misurato il grado di biodiversità in 100 siti e hanno scoperto che la varietà di api è diminuita dell'80%. In Gran Bretagna molte specie sono praticamente estinte. Insieme alle api, anche diverse piante rischiano di scomparire. Gli impollinatori, infatti, sono strumenti preziosi per la riproduzione di piante e fiori. "Il valore economico dell'impollinamento - afferma Simon Potts, uno dei responsabili della ricerca - si aggira ogni anno tra i 20 e i 50 miliardi di sterline su scala mondiale".

I risultati dello studio rivelano che dal 1980 in poi molte specie di api sono diminuite sia in Gran Bretagna che  nei Paesi Bassi, mentre altri tipi di impollinatori non hanno subito flessioni.
La perdita di varietà delle api - spiegano gli scienziati - non sarebbe di per sé un fenomeno preoccupante se il loro declino fosse compensato dalla presenza di altri insetti con funzioni simili e capaci di impollinare lo stesso tipo di piante. Purtroppo, però, non è così. Il dato più allarmante dell'indagine apparsa su Science è che a soccombere sono soprattutto gli insetti più rari, quelli cioè che impollinano alcuni tipi particolari di piante, mentre  aumentano sempre di più gli impollinatori "comuni" e non specializzati, con grave minaccia per la biodiversità. Il risultato è che in Gran Bretagna, ad esempio, i fiori selvatici che hanno bisogno delle api per riprodursi sono diminuiti del 70%. "Il declino parallelo delle piante selvatiche e dei loro impollinatori - afferma Ralf Ohlemuller dell'università di York – è troppo evidente per essere una semplice coincidenza".
Le cause di questa crisi globale delle arnie non sono ancora chiare, poiché i fattori coinvolti sono molti, tra cui l'agricoltura intensiva, l'utilizzo di pesticidi e i cambiamenti climatici.

Link consigliati:
J. C. Biesmeijer et al. “Parallel Declines in Pollinators and Insect-Pollinated Plants in Britain and the Netherlands” Science 21 July 2006: Vol. 313. no. 5785, pp. 351 – 35 DOI: 10.1126/science.1127863  http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/313/5785/351


Veronica Rocco

Flash News

Un eccezionale ritrovamento: circa 80 metri quadrati di pitture murali originali sono riemersi – dopo quasi un secolo – sulle pareti e sul soffitto del piano terra di via Milano 24, nell’edificio che agli inizi degli anni Venti ospitò il primo cabaret futurista, il Bal Tic Tac, la cui decorazione e il cui arredamento furono realizzati da Giacomo Balla.


La scoperta è avvenuta all’inizio del 2017, durante le indagini preliminari per la ristrutturazione della palazzina, destinata ad accogliere uno spazio museale della Banca d’Italia. Con la supervisione della Soprintendenza Speciale di Roma, negli ultimi mesi sono state riportate alla luce le superfici decorate superstiti, presenti in quella che era la sala d’ingresso del Bal Tic Tac.
Tutte le decorazioni si credeva fossero andate perdute: i locali del primo piano, dove si trovava la sala da ballo, hanno infatti subito nel corso del Novecento numerose ristrutturazioni. Le pitture del piano terra si sono invece parzialmente salvate, coperte e nascoste da controsoffitti e carta da parati, da boiserie e strati di tinteggiatura successivi. Le decorazioni, il cui restauro è già in corso, saranno lasciate nella loro posizione originale e in un prossimo futuro saranno accessibili al pubblico: i locali del ritrovamento diventeranno parte del Museo per l’educazione monetaria e finanziaria della Banca d’Italia, la cui apertura è prevista per la fine del 2021.


È l’occasione per annunciare anche la fine della messa in sicurezza di Casa Balla in via Oslavia a Roma, necessaria per una prossima apertura al pubblico. I lavori, effettuati in accordo con gli eredi del pittore, sono stati realizzati grazie al supporto della Banca d’Italia e con la supervisione e collaborazione della Soprintendenza Speciale di Roma.

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