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Nuovo rapporto dell’Istituto

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In data 02-09-2007
Comunicato Stampa
Comunicato Stampa della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO

 
Anno 4
Edizione Settembre 2007

 

 

 

Nuovo rapporto dell’Istituto di Statistica dell’UNESCO: è la Cina ad avere il maggior numero di laureati

 

A cura dell’Istituto di Statistica dell’UNESCO è stato pubblicato il Rapporto “L’educazione conta - Valutazione comparativa del progresso in 19 paesi WEI*”.

La pubblicazione prende in esame i progressi realizzati nel settore dagli Stati che partecipano al Programma Mondiale relativo agli indicatori dell’educazione (WEI –World Education Indicators), il quale intende stabilire una prospettiva comparativa sui cambiamenti dei sistemi educativi di paesi prossimi a conseguire l’insegnamento primario universale, in via di sviluppo e di reddito medio.

 

Il Rapporto, che include anche il confronto con i paesi appartenenti all’OCSE e con altri 12 Stati**, rivela che nel 2005 il numero di studenti che si sono iscritti e laureati nelle istituti universitari dei 19 paesi WEI è stato più alto di quello dell’insieme dei 30 paesi OCSE.

La Cina detiene la maggiore quantità di persone nel mondo - 2,4 milioni - che hanno portato a termine l’istruzione universitaria: questa cifra è superiore a quella che si ottiene dalla somma dei tre paesi OCSE con il maggior numero di laureati: Stati Uniti, Giappone e Francia.

La crescita nell’educazione terziaria ha rappresentato un costo elevato per i paesi WEI, che spendono, per ogni studente, di più dei paesi OCSE rispetto al reddito nazionale: in media il 53% del PIL (Prodotto Interno Lordo) individuale contro il 40%.

Nonostante la maggior parte degli Stati non sia stata in grado di fornire dati, per nessuno dei livelli d’istruzione, sulla spesa del settore privato per l’educazione, il rapporto indica che quest’ultima dipende in più ampia parte dai contributi delle famiglie e dei privati. Nei sette casi per i quali si hanno informazioni disponibili, il finanziamento privato rappresenta il 46% della spesa totale, quasi il doppio della media OCSE (24%)

Il rapporto rende inoltre noto che, malgrado la considerevole espansione dell’istruzione universitaria e dei relativi costi, la metà dei paesi WEI non sono stati in grado di rispettare gli standard relativi all’educazione della fascia dell’obbligo. La maggior parte garantisce dai 7 ai 9 anni di educazione per tutti a fronte degli almeno 11 anni dei paesi OCSE.

La remunerazione del personale docente è un altro indicatore utilizzato all’interno del rapporto per paragonare le risorse investite nel settore. Se gli insegnanti dei paesi OCSE guadagnano cifre maggiori in termini assoluti, i paesi WEI pagano di più i loro docenti rispetto al PIL individuale.

Per ciò che concerne, infine, il numero di studenti per classe, questo dato è fortemente disomogeneo tra i paesi WEI: si va dai 42 alunni dell’educazione primaria in Egitto e Giamaica ai 16 allievi della Federazione Russa.


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* Argentina, Brasile, Cile, Cina, Egitto, India, Indonesia, Giamaica, Giordania, Malesia, Paraguay, Perù, Filippine, Federazione Russa, Sri Lanka, Tailandia, Tunisia, Uruguay e Zimbabwe.

** Albania, Bulgaria, Croazia, Cipro, Estonia, Israele, Lettonia, Lituania, Malta, Romania, Slovenia e Macedonia.

*** Dati e grafici sono consultabili nella versione sintetica del Rapporto disponibile agli indirizzi: http://www.uis.unesco.org/template/pdf/wei/2007/WEIfactsheet_EN.pdf (in inglese) http://www.uis.unesco.org/template/pdf/wei/2007/WEIfactsheet_SP.pdf (in spagnolo) http://www.uis.unesco.org/template/pdf/wei/2007/WEIfactsheet_PT.pdf (in portoghese) Il rapporto completo (in lingua inglese) è disponibile all’indirizzo: http://www.uis.unesco.org/template/pdf/wei/2007/WEI2007report.pdf

Flash News

Dagli oceani arrivano due segnali di allarme.

Il primo è stato pubblicato dalla FAO nel rapporto “SOFIA” appena pubblicato e che evidenzia il drammatico stato in cui versano i nostri oceani.
Circa il 33% degli stock ittici globali è in stato di sovrasfruttamento e circa il 60% viene pescato al massimo della propria capacità. Nonostante l’incremento annuale del consumo di pesce a livello globale (3,2%) abbia superato la crescita della popolazione (1,6%), più di 800 milioni di persone continuano a dipendere da questa risorsa per la propria sopravvivenza, come fonte di cibo, guadagno e sostegno, sia nella pesca che per l’allevamento.

Il secondo segnale è la fine ‘simbolica’ per l’Europa delle proprie scorte di pesce: oggi è, infatti, il Fish Dependence Day europeo: ciò vuol dire che da ora e per tutto il resto dell’anno, l’Europa dipenderà dalle importazioni di pesce, crostacei e molluschi per soddisfare la richiesta dei consumatori della regione. Sulle nostre tavole, infatti, c'è più pesce di quanto se ne possa pescare nei nostri mari o allevare nei nostri impianti di acquacoltura. Oltre metà della domanda europea di pesce è ‘soddisfatta’ dal resto degli oceani, soprattutto dai paesi in via di sviluppo che forniscono la metà del pesce presente nel ‘piatto’ dei consumatori europei.

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