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Planck rivela filamenti di polvere interstellare

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Il satellite Planck ha inviato le prime immagini della nostra Galassia. Al progetto, promosso dall'Esa, collaborano gli astrofisici del dipartimento di Fisica

Le immagini trasmesse dal satellite rivelano giganteschi filamenti di polvere interstellare fredda che si distendono lungo tutta la nostra galassia. Analizzando le strutture dei filamenti si potranno determinare le forze che definiscono la forma della nostra galassia e che fanno partire la formazione delle stelle.
L’immagine mostra la struttura filamentosa di polvere nelle vicinanze del Sole. I colori dell’immagine sono stati codificati in modo da distinguere diverse temperature dei granelli di polvere interstellare. La polvere meno fredda è concentrata nel piano della galassia, mentre la polvere più fredda è collocata in sospensione al di sopra e al di sotto del piano. Le macchie più brillanti nell’ immagine sono agglomerati densi di materia dove può aver luogo la formazione di stelle.
Il satellite Planck è stato progettato principalmente per studiare i misteri più profondi della cosmologia. Gli astrofisici della Sapienza, coordinati da Paolo De Bernardis e Silvia Masi, hanno contribuito al progetto con l’analisi dei dati e la realizzazione dei preamplificatori criogenici, particolari dispositivi necessari alle rilevazioni, costruiti sulla base della decennale esperienza che il gruppo di studiosi ha acquisito realizzando esperimenti con i voli di pallone stratosferico

Flash News

I PFAS (sostanze poli- e per-fluoroalchiliche) sono presenti nel 79% dei campioni di acqua potabile analizzati da Greenpeace Italia nell’ambito dell’indagine indipendente “Acque Senza Veleni”. L’organizzazione ambientalista, che tra settembre e ottobre 2024 ha raccolto campioni in 235 città di tutte le Regioni e le province autonome, ha presentato oggi a Roma la prima mappa della contaminazione da PFAS nelle acque potabili in Italia. Le molecole più diffuse sono risultate, nell’ordine, il cancerogeno PFOA (nel 47% dei campioni), seguito dal composto a catena ultracorta TFA (in 104 campioni, il 40% del totale, presente in maggiori quantità in tutti quei campioni in cui è stato rilevato) e dal possibile cancerogeno PFOS (in 58 campioni, il 22% del totale).

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