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Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini adotta il Piano di Azione per la tutela dell'orso bruno

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Il Consiglio Direttivo del Parco, nella seduta del 19 marzo scorso, ha adottato il Piano di Azione Interregionale per la tutela dell’Orso bruno marsicano (P.A.T.O.M.), documento diriferimento per il coordinamento delle principali attività gestionali necessarie a garantire la sopravvivenza del grande plantigrado, seriamente minacciato di estinzione e, quindi,inserito dalla Comunità Europea nell'elenco delle specie di prioritario interesse comunitario.

Redatto dal tavolo tecnico coordinato dal Ministero dell’Ambiente e dallaRegione Abruzzo, il P.A.T.O.M. nasce dal protocollo di intesa firmato da molti enti (Regioni, Province e Aree protette) con competenze in materia; si tratta quindi di un documento prodotto con la massima concertazione e condivisione. Elemento fondante del Piano è la considerazione che per la conservazione di questa sottospecie – di cui sopravvivono non più di 50 esemplari, perlopiù concentrati all’interno del territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – è necessario favorire il suoincremento numerico e la diffusione nelle altre aree protette dell’Appennino Centrale; traqueste, ovviamente, figura anche il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, la cui idoneità ambientale è testimoniata anche dallapresenza stabile, sin dal 2006, di almeno un esemplare di orso bruno marsicano.

Non è un caso, dunque, se l’istituzione delle aree contigue ai parchi figura come l'azione più importante tra quelle volte all’incremento e all’espansione della popolazione di orso; il piano di azione, quindi, prevede una serie di attività da mettere in atto anche al di fuoridelle aree protette, soprattutto in quelle aree individuate come “corridoi ecologici”, tratti di collegamento, cioè, tra un territorio protetto ed un altro. Questo concetto era già emerso lo scorso anno durante la riunione operativa del P.A.T.O.M. tenutasi a Visso: fu il Professor Luigi Boitani - consulente del Piano d’azione e tra i massimi esperti in materia – ad affermare, in quella occasione, che: “Partendo dall’esperienza abruzzese è chiaro che,ormai, la sfida della conservazione di questa delicatissima specie si gioca fuori dai confinidel Parco”, auspicando un maggiore coinvolgimento di tutti gli enti che, a vario titolo,intervengono nella gestione della fauna selvatica.

 

Il Piano d’Azione per la tutela dell’orso marsicano rappresenta un’importante occasioneper mettere in atto una gestione coordinata e sostenibile di gran parte del territorio dell’Appennino Centrale che costituisce una delle aree con maggiore biodiversità in Europa.

 

Vissso, 24 marzo 2010 Ufficio StampaParco Nazionale dei Monti Sibillini

Flash News

 

Le microplastiche arrivano fin sui giganti di ghiaccio dei Forni e del Miage, due dei più importanti ed estesi ghiacciai dell’arco alpino, tra Lombardia e Valle d’Aosta: le nuove evidenze emergono da campioni raccolti la scorsa estate da Greenpeace Italia e analizzati grazie al supporto del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e del Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica (DiSSTE) dell’Università del Piemonte Orientale. I risultati mostrano che la contaminazione interessa l’80% dei campioni prelevati sul Ghiacciaio dei Forni e il 60% di quelli raccolti sul Ghiacciaio del Miage.

Tra le microplastiche individuate, ossia tutte le particelle di plastica con dimensioni inferiori a un millimetro, le fibre rappresentano oltre il 70% dell’impronta di contaminazione. Nello specifico, il cellophane è il polimero prevalente (55%), seguito dal polietilene-polipropilene (35%) e dal nylon (10%).

«Le analisi confermano che la contaminazione da microplastiche è ormai ubiquitaria e ampiamente diffusa anche sui ghiacciai italiani», afferma Marco Parolini, docente di ecologia presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano. «Questa evidenza risulta particolarmente importante in un periodo storico in cui l’aumento delle temperature globali può determinare il rilascio di inquinanti immobilizzati all’interno dei ghiacciai in fusione, contribuendo a contaminare gli ecosistemi acquatici e terrestri che si trovano a valle».

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