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Un complotto in alto mare

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Scandali, bugie, omissioni. Con un nuovo rapporto sveliamo i gravi retroscena del rigassificatore offshore della OLT. Un esperimento pericoloso, che verrà testato per la prima volta nella zona "protetta" del Santuario dei Cetacei, davanti la costa tra Pisa e Livorno A quattro anni dall'autorizzazione dell'impianto, il ministero dell'Ambiente ha dato il via libera a nuove modifiche progettuali che potrebbero aggravare i rischi ambientali di questo progetto. Ancora una volta gli interessi dell'industria calpestano la tutela ambientale. In quest'ultimo parere, la Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale ammette che non è mai stato valutato in maniera adeguata l'impatto devastante che lo scarico di cloro e il rumore prodotto dall'impianto avranno sull'ambiente marino. Una follia, visto che il rigassificatore sorgerà nel bel mezzo del Santuario dei Cetacei e a poca distanza dalle Secche della Meloria, Area Marina Protetta recentemente istituita. Invece di proteggere balene e delfini come promesso, le istituzioni li stanno condannando a morte.Come evidenziato nel nostro rapporto, la Commissione Tecnica ammette chiaramente che ogni anno saranno sversati in mare ben 3,6 tonnellate di cloro (completamente ignorate nella VIA del 2004!). Questo porterà alla formazione di composti organo-clorurati tossici, mutageni e non facilmente biodegradabili.Denunciamo, inoltre, che il rumore in acqua prodotto dall'impianto potrebbe aumentare con lo spostamento di alcuni macchinari particolarmente rumorosi nello scafo della nave. Una modifica progettuale che secondo la Commissione sarebbe "altamente compatibile con l'ambiente". La stessa Commissione poi a fine documento prescrive un monitoraggio sia del rumore che della presenza di cetacei nell’area, mentre nella VIA del 2004 negava addirittura la presenza di questi animali. Un'altra bugia smentita dalla balena che si è spiaggiata sul litorale pisano pochi giorni fa.È uno scandalo che il ministero dell'Ambiente riconosca di non aver mai valutato questi impatti ambientali e, ciononostante, permetta di incrementarli. Inutile nascondersi dietro monitoraggi successivi perfettamente inutili, visto che i cetacei scapperanno da un'area rumorosa e inquinata.

A fronte di queste rivelazioni chiediamo:
- al ministero dell'Ambiente di bloccare immediatamente la costruzione del rigassificatore off-shore;
- al Comitato Scientifico e Tecnico del Santuario di esprimere un parere vincolante sulla reale compatibilità di questo progetto con il futuro delle balene;
- alla Regione Toscana di intervenire in maniera concreta a tutela del Santuario come più volte promesso.

SCARICA IL RAPPORTO COMPLETO "UN COMPLOTTO IN ALTO MARE

 

Flash News

Agricoltura, energia e rifiuti: così la tecnologia spaziale
potrà migliorare la qualità della vita sulla Terra

Dalle serre per la coltivazione in condizioni estreme al recupero delle risorse dagli scarti umani, le soluzioni adottate dall’Agenzia Spaziale Europea per le missioni su Marte avranno importanti ricadute sulle future sfide del nostro Pianeta

Consiglio Nazionale delle Ricerche
Piazzale Aldo Moro,7 - 00185, Roma

Dall’agricoltura all’economia circolare, le tecnologie spaziali per le future missioni di lunga durata sulla Luna e su Marte potrebbero avere importanti ricadute sulla qualità della vita sulla Terra. Uno dei problemi principali di progetti così impegnativi è quello dell’approvvigionamento degli astronauti; solo per raggiungere il Pianeta Rosso, su cui l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) conta di far atterrare entro il 2040 il primo volo con equipaggio umano, occorrono 6 mesi: tra ossigeno, acqua e cibo, bisognerebbe far viaggiare oltre 30 tonnellate di rifornimenti, con costi elevatissimi.
Queste tematiche saranno al centro di un workshop in programma dal 16 al 18 maggio, nel quale si confronteranno per la prima volta a Roma i maggiori esperti della comunità scientifica internazionale. Il meeting è organizzato congiuntamente da Agrospace Conference, un’iniziativa della PMI italiana Arescosmo, e dal progetto Melissa al fine di promuovere la ricerca sui sistemi rigenerativi per il sostegno alla vita nello spazio. Questi sistemi devono permettere di produrre cibo, rigenerare l’atmosfera, recuperare acqua e riciclare tutti gli scarti.
Da 28 anni l’ESA ha dato vita al progetto Melissa, che studia come sia possibile ricostruire a bordo di una navicella e di una base spaziale un ciclo vitale che permetta la sopravvivenza di uomini con l’aiuto di piante e micro-organismi: elemento chiave è il riuso circolare delle risorse per produrre cibo, acqua pulita e ossigeno.
Nella tre giorni romana - nella quale, oltre all’Europa, saranno rappresentati gli Usa, il Giappone, la Cina e la Russia - il progetto Melissa e il programma Agrospace si uniranno per implementare la ricerca sui sistemi di sopravvivenza a circuito chiuso.

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