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Vivere la democrazia

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Prendendo spunto dal cardine del nostro ordinamento politico e della stessa convivenza civile e dal primo enunciato della Carta Costituzionale: ”L'Italia è una Repubblica democratica...”

nonchè dal complesso scenario politico/istituzionale del nostro paese in questa fase storica, il 17 gennaio appena trascorso è stato presentato un nuovo volume intitolato: ”Vivere la democrazia, costruire la sfera pubblica”.

 

La presentazione si è svolta presso la galleria del Centro di Studi Americani in via Caetani a Roma, palazzo di straordinaria bellezza nel cuore della Capitale.

 

Alla manifestazione hanno partecipato, come relatori, autorevoli esponenti della vita politica ed istituzionale italiana come Giovanni Maria Flick, ex Ministro della Giustizia ed ex Presidente della Corte Costituzionale, Guglielmo Epifani, Segretario generale della organizzazione sindacale CGIL dal 2002 al 2010, e Rosy Bindi, ex Ministro della Salute e delle Politiche della famiglia nonché ex Vicepresidente della Camera dei deputati.

 Il testo comprende una serie di saggi e lezioni raccolti in due anni realizzati da differenti personalità del mondo politico, sindacale e giornalistico italiano. Tra gli autori erano presenti Stefano Rodotà, giurista di  riconosciuto spessore che ha ricoperto nella sua carriera cariche istituzionali di primo piano come la Presidenza dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali dal 1997 al 2005, e Giacomo Marramao, docente di filosofia politica in alcune delle più importanti università italiane ed europee.

Il volume presentato, assai complesso in alcuni passaggi come hanno tenuto a sottolineare i protagonisti della conferenza, dimostra una grande attualità rispetto alla fase politica contemporanea italiana e si sviluppa seguendo due direttrici principali nello svolgimento delle proprie argomentazioni: i problemi della democrazia ed il rapporto tra la sfera pubblica e quella privata.

 Secondo Gugliemo Epifani i problemi della democrazia, non solo nel nostro paese ma in tutto il mondo occidentale, sono da attribuire ad una asimmetria che si manifesta all'interno del processo di globalizzazione. Tale dinamica si materializza con  la crescita, come mai era avvenuto in passato, del potere decisionale da parte dell'individuo, garantitogli dalla rivoluzione informatica che ne ha rafforzato il ruolo attivo di consumatore e di fruitore di informazone arricchendo in maniera esponenziale l'offerta.

Dall'altra parte però, la complessità dei fenomeni legati alla globalizzazione avrebbe ridotto la capacità del cittadino di concorrere ai mutamenti politici e sociali, rendendolo soggetto passivo.

 

All'interno di questo spazio, che i partiti politici e le istituzioni non sarebbero più in grado di occupare come in passato, si sviluppa un senso di sfiducia da parte dell'individuo per quanto concerne la sfera pubblica. Ciò riduce la spinta alla  partecipazione e favorisce una deriva populista.

 

Sono invece differenti le motivazioni espresse da Giovanni Maria Flick sulle cause della crisi della democrazia. Secondo il giurista, queste sono da ricercarsi nella incapacità da parte degli Stati di dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini a causa delle dimensioni degli Stati stessi. Troppo piccoli per far fronte alle sfide globali, troppo grandi per risolvere i problemi dell'individuo. Tale squilibrio è aggravato dalla scarsa incisività istituzionale dell'Unione Europea a livello sopranazionale e dalla difficoltà manifestata dal nostro ordinamento nazionale nel definire rapporti e competenze degli enti locali, specie in una fase politica in cui acceso è il dibattio sul federalismo.

 

Il rischio, come ha dichiarato il Professor Flick in accordo questa volta con Guglielmo Epifani, è di veder trionfare un populismo mediatico alimentato dall'assenza di passione nella politica.

 

Sulla disarticolazione della sfera pubblica ha invece inteso incentrare il proprio intervento il Professor Rodotà. La povertà di una agenda politica troppo misurata sulla reattività quotidiana e la perdita di centralità del concetto di responsabilità all'interno della cosa pubblica sono per Rodotà tra i principali imputati della attuale crisi della democrazia italiana.

 

Anche l'Onorevole Bindi si è soffermata sul concetto di responsabilità ed ha sottolineato come questo, insieme al principio di solidarietà, dovrebbe acquisire una posizione centrale all'interno di una democrazia sana, pena, in caso contrario, lo smarrimento dei valori di riferimento.  

 Dopo una riflessione sull'importanza del concetto di dissenso all'interno della democrazia, i protagonisti dell'incontro hanno concluso concordando come il testo stesso acquisisca un valore particolare nell'anno del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia. Un testo che pone al centro delle proprie analisi la democrazia e la Costituzione può e deve stimolare, secondo gli autorevoli partecipanti al dibattito, la presa di coscienza sui valori costituzionali fondati sul concetto di cittadinanza, non più intesa come appartenenza ma come partecipazione alla vita democratica.  Giangrande Fabrizio

 

Flash News

Sicilia: la scelta della strategia vaccinale per l'HPV (Human Papilloma Virus) predilige le regole economiche a quelle scientifiche

In Sicilia sarà bandita una Gara unica regionale per l'approvvigionamento dei vaccini anti-HPV (Human Papilloma Virus) seguendo il criterio del prezzo più conveniente.
Ancora una volta non si da il permesso al cittadino e al medico di scegliere il tipo di vaccino da utilizzare nelle strutture pubbliche. Vi sono due tipi di vaccino per l'HPV: il Gardasil e il Cervarix, con caratteristiche leggermente diverse. Il primo copre 4 subtipi di HPV, i due più frequenti e ad alto rischio (HPV 16 e HPV 18), importanti agenti causali del cancro del collo dell'utero, e due a basso rischio (HPV 6 e HPV 11). Il secondo vaccino, invece, da una copertura per l’ HPV 16 e l’HPV 18. Questo vuol dire che anche se entrambi presentano profili di sicurezza ed efficacia, vi sono delle differenze fra i due vaccini che meriterebbero una scelta da parte del clinico dettata dalle conoscenze del momento e non da meri motivi economici.

Bisogna ammettere che la Commissione Salute si è trovata costretta a dare delle direttive specifiche perché si è resa conto che la spesa per la campagna di prevenzione dell'HPV era costata il 20% in più rispetto alla maggior parte delle altre regioni.

Guido Donati

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