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L'Islam in Italia ed in Europa

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 All’indomani del tragico attentato che, il 31 dicembre appena trascorso, ha colpito una chiesa cristiana in Alessandria d’Egitto causando la morte di oltre venti fedeli, l’associazione INTERSOS ha organizzato un incontro per promuovere il dialogo interculturale e per discutere il tema della libertà di religione in Italia.  

INTERSOS è un’organizzazione umanitaria fondata nel 1992, che opera in favore di popolazioni in pericolo, vittime di calamità naturali o di conflitti armati. Questa organizzazione non governativa basa il suo lavoro su valori come la solidarietà, il rispetto delle diversità e la convivenza. Il suo ruolo è riconosciuto dal Ministero degli Affari Esteri, dalla Commissione Europea e dalle principali agenzie delle Nazioni Unite, nonchè gode dello status consultivo nel Consiglio Economico e Sociale dell'ONU. L’incontro, intitolato “Libertà religiosa e Islam. Un momento di riflessione nel dibattito attuale”, si è svolto presso la sede dell’associazione a Roma in via Aniene il giorno 20 gennaio. Alla manifestazione hanno partecipato con Nino Sergi Presidente di INTERSOS, Stefano Allevi, professore di sociologia presso l’Università di Padova ed esperto di cultura islamica, l’Imam Yahya Pallavicini, Presidente della Comunità religiosa Islamica, l’Imam Ezzedine Elzire, Presidente dell’Unione delle Comunità e Organizzazioni islamiche in Italia, Don Augusto Negri, docente di ismamologia presso l’Università di Torino e Vincenzo Nigro inviato de “La Repubblica”. La conferenza è stata aperta da Nino Sergi. Il presidente di INTERSOS ha voluto sottolineare come la conoscenza reciproca, il dialogo, il confronto e l'impegno costante da parte della società civile e delle istituzioni rappresentino la strada per scongiurare dei conflitti culturali e per evitare che strumentalizzazioni poste in essere dalla politica e da taluni organi di informazione possano condurre a rappresentazioni distorte della realtà. L'integrazione in Europa dei circa trenta milioni di credenti musulmani presenta indubbiamente ostacoli in misura maggiore rispetto all'integrazione di fedeli di altre confessioni. Ciò è determinato in modo particolare dai precetti di pratica religiosa musulmana che incidono sulla vita quotidiana del credente e che possono contrastare con lo stile di vita dominante in Europa, incentrato sui valori della cultura giudaico-cristiana. Questioni come il venerdì di festa, il velo nelle scuole e sui documenti identificativi, l'assistenza religiosa nelle carceri e negli ospedali, ed il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio, sono argomenti a cui la società europea e quella italiana devono saper dare risposte praticabili. La materia è stata oggetto d'esame anche a livello d'Unione Europea che, in modo specifico con la Carta di Nizza dell'anno 2000, ha ribadito il principio della libertà di religione ma ha riconosciuto che la questione è di competenza nazionale e può assumere caratteri differenti in ciascun paese. Per quanto concerne l’ordinamento italiano questo appare lacunoso. La libertà di religione è garantita dall’articolo 19 della Costituzione, articolo rappresenta la base di un sistema di Patti ed Intese con le differenti confessioni per regolare in maniera specifica i rapporti tra Stato e fedeli, nel pieno rispetto del principio di laicità.

 In questo quadro vanno considerati il Concordato con la Chiesa cattolica degli anni ottanta e l’Intesa con l’Unione dei buddisti italiani e con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova siglata dal Governo D’Alema nel marzo del 2000, Intesa che invece manca con la comunità islamica. In Spagna, per citare un elemento di comparazione, dove il sistema delle fonti in materia è analogo a quello italiano, lo Stato ha raggiunto un accordo sin dal 1992 con la comunità islamica. Dal punto di vista giuridico sarebbe doveroso intervenire per colmare tale lacuna, anche perché gran parte dei precetti islamici sarebbero di facile adattamento al contesto italiano. Per citare ancora l’esempio spagnolo, in questo paese è previsto per i fedeli musulmani una interruzione dell’orario di lavoro durante la giornata del venerdì, in quanto il precetto del Corano non prevede una totale assenza dal lavoro ma solo delle pause. Allo stesso modo potrebbe essere risolta la questione dell’insegnamento dell’Islam nelle scuole in Italia, garantendo questo diritto con l’articolo 1 comma 4 della Legge 62/2000 che stabilisce che gli standard educativi debbano essere conformi ai principi costituzionali. Unico aspetto di difficile armonizzazione potrebbe essere rappresentato dalla poligamia, modello non inquadrabile nell'assetto familiare tradizionale previsto dalla Costituzione. In realtà si tratta di una pratica ormai in disuso nello stesso mondo islamico. Alla luce di ciò ed in considerazione del fatto che il numero di fedeli islamici in Italia aumenta in virtù dei flussi migratori provenienti dal Nord Africa, nonchè per l’aumento di convertiti alla religione islamica come pure in virtù di nuovi nati sul territorio italiano, quindi cittadini italiani a tutti gli effetti, da genitori di religione islamica, si capisce come un intervento del legislatore si renda ormai necessario. Il raggiungimento di un'Intesa con la comunità islamica non solo garantirebbe allo Stato italiano di perseguire i principi di libertà religiosa e di pari dignità di ogni individuo sanciti dalla Costituzione, ma si conformerebbe con i valori enunciati dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani che tutela esplicitamente, con l'articolo 18, il diritto di libertà di fede. Ma non è tutto. Un percorso di piena integrazione dei fedeli islamici nei meccanismi della società europea comporterebbe una necessaria riflessione sui valori culturali che sono alla base del progetto dell'Unione Europea, rafforzando la consapevolezza dei cittadini comunitari che l'Europa non è solo espressione di politiche finanziarie e monetarie ma è prima di tutto contenitore di valori, cultura e diritti comuni. Infine non è da escludere che nell'era della globalizzazione, così come la comunità islamica europea viene scossa dagli avvenimenti riguardanti la comunità islamica extra-europea, allo stesso modo un Islam europeo inserito in un contesto pienamente democratico possa influenzare i fedeli musulmani nel resto del mondo, favorendo un rapporto di reciprocità e scongiurando il ripetersi di attentati come quello che ha sconvolto Alessandria d'Egitto.

 

 Fabrizio Giangrande

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Smisurato rispetto agli schizzi, agli studi preparatori, ai bozzetti, il cartone, è un disegno grande quanto l’opera o la parte di opera che l’artista intende realizzare. Debba essere questa un quadro, un affresco, una vetrata, un mosaico o un arazzo, il cartone è una realizzazione necessaria affinché l’opera sia portata a termine dall’artista stesso o dalle maestranze specializzate che devono materialmente compierla. Non deve stupire dunque che nel primo ’900 italiano, legato al ritorno alle tecniche di decorazione antiche e tradizionali, sopravvivano questi grandi fogli su cui l’ispirazione dell’artista, già spesa in studi più piccoli, ha saputo trovare finalmente la vera misura e le linee definitive della forma del proprio lavoro. Se imperturbabile nella sua durevolezza è il buon fresco, brillante il mosaico, splendente la vetrata, il cartone invece non mostra solo gli accidenti occorsi durante la lavorazione, ma è reso fragile dal tempo come un antico documento autografo. Da qui la sua preziosità, la reverenza con cui esso va trattato e mostrato.

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