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Nuevo estudio investiga un conflicto entre el desarrollo de los ojos y de la corteza cerebral

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 Pereira Pedro et al 2017

Investigadores del Grupo de Paleoneurobiología del CENIEH acaban de publicar un  artículo en la revista Journal of Anatomy sobre la relación espacial entre ojos y cerebro en humanos modernos, fósiles y chimpancés. Sofia Pereira Pedro y Emiliano Bruner del Grupo de Paleoneurobiología del Centro Nacional de Investigación sobre la Evolución Humana (CENIEH), acaban de publicar en la revista Journal of Anatomy un estudio de morfometría sobre la relación espacial entre ojos y cerebro en humanos modernos, fósiles, y chimpancés.

En el caso de Homo sapiens, los lóbulos frontales y temporales están separados de la cara solo por una capa de hueso muy fina, y la evolución de un cerebro muy grande y de una cara muy reducida ha generado una competición espacial entre el desarrollo de los ojos y de la corteza cerebral. “Nuestros ojos y orbitas se encuentran debajo de los lóbulos frontales del cerebro, mientras que los chimpancés los tienen en una posición anterior, delante de los lóbulos frontales. En los homínidos fósiles se observa una situación intermedia”, afirma Emiliano Bruner.


Según este estudio, en el que se han analizado tanto los tejidos blandos (ojos y cerebros) a través de resonancia magnética, como los “tejidos duros”, esto es, la anatomía del cráneo (órbitas y cavidad craneal), a través de tomografía computarizada, la arquitectura del cráneo en los humanos modernos puede haber introducido límites en las posibilidades de desarrollo, sobre todo en el caso del ojo, cuya deformación por defecto de espacio puede afectar la capacidad de visión. Los factores principales que determinan las diferencias entre individuos adultos son la distancia entre ojos y lóbulos temporales del cerebro y la orientación de las orbitas. En función de estas variaciones, los individuos pueden ser más o menos susceptibles de sufrir una deformación del globo ocular, causada por límites espaciales.

En este estudio titulado “Shape analysis of spatial relationships between orbito-ocular and endocranial structures in modern humans and fossil hominids” ha colaborado Michael Masters del Montana Tech (EE.UU.), con quien Emiliano Bruner ya había publicado en 2015 otro estudio sobre la correlación entre el tamaño del ojo y el tamaño de los diferentes lóbulos cerebrales.

 

http://www.cenieh.es

 

Flash News


A cura di Paola Ugolini
Conferenza stampa
mercoledì 21 giugno 2017 ore 11.30
Inaugurazione
mercoledì 21 giugno 2017 ore 19.30
22 giugno — 24 settembre 2017
Sala Aldrovandi
Claudio Abate, Marina Abramović e Ulay, Renate Bertlmann, Tomaso Binga, Claire Fontaine, Chiara
Fumai, Silvia Giambrone, Goldschmied & Chiari, Sanja Iveković, Ketty La Rocca, Valentina
Miorandi, Gina Pane, Suzanne Santoro, Alice Schivardi, Francesca Woodman.

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea inaugura mercoledì 21 giugno alle ore 19.30 la mostra Corpo a corpo a cura di Paola Ugolini. La mostra analizza quel preciso momento in cui il lavoro degli artisti è caratterizzato dall’appropriazione di nuovi linguaggi che spaziano dalla danza all’evento, dall’happening al teatro, dalla pittura alla musica, dalla teoria alla scultura, dal cinema al video. All’interno di queste complesse vicende culturali, la mostra vuole ritagliare soltanto l’ambito in cui l’artista, lasciate le tradizionali forme dell’arte, utilizza il corpo come mezzo espressivo. Un momento cruciale che copre i due decenni ’60 e ’70, anni di presa di coscienza e di autodeterminazione in cui si collocano le ricerche sperimentali che hanno declinato in vario modo le istanze femministe di alcune artiste come Marina Abramović, Tomaso Binga, Sanja Iveković, Ketty la Rocca, Gina Pane, Suzanne Santoro e Francesca Woodman e pioniere nella danza come Trisha
Brown, Simone Forti e Yvonne Rainer negli scatti di Claudio Abate. Negli ultimi anni il linguaggio del corpo è stato ripreso da artiste italiane dell’ultima generazione come la coppia formata da Eleonora Chiari e Sara Goldschmied, Chiara Fumai, Silvia
Giambrone, Valentina Miorandi e Alice Schivardi - e del collettivo artistico con base a Parigi Claire Fontaine. Tutte hanno riattualizzato l’eredità ricevuta da chi le ha precedute, realizzando una serie di opere che compenetrano le ragioni dell’estetica con quelle della politica. Il loro lavoro ravviva quei caratteri che la critica americana Lucy Lippard riconosceva come contributo del femminismo all’interno della vicenda artistica degli anni ’70: un’arte che fosse “esteticamente e socialmente
efficace allo stesso tempo” caratterizzata “da un elemento di divulgazione e da un bisogno di connessione di là dal procedimento e del prodotto”. 2 Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Ancora oggi la fotografia, il gesto e l’azione performativa sono gli strumenti ideali usati all’inizio degli anni ’60 dalle artiste per continuare lo scardinamento del linguaggio e dei mezzi espressivi classici e sottolinearne l’inadeguatezza. Il linguaggio verbale, infatti, spesso si è rivelato
insufficiente per definire stati d’animo complessi. Per questo motivo la sua destrutturazione visiva, attraverso il collage e il video, è ancora fondamentale per esprimere sentimenti e punti di vista difficili da indagare con altri mezzi espressivi. Il catalogo, con testi istituzionali del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini e della Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Cristiana Collu e saggi di Paola Ugolini, Massimo Mininni e Carla Subrizi, è edito da Silvana Editoriale.
Informazioni
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti, 131 – Roma
T +39 06 3229 8221
orari di apertura
dal martedì alla domenica: 8.30 – 19.30
ultimo ingresso 18.45
biglietto intero: € 10,00
biglietto ridotto: € 5,00
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Info stampa
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