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Dall’Italia una nuova arma per combattere il carcinoma ovarico

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Istituto Regina Elena: dalla ricerca di laboratorio una nuova arma per la lotta contro il carcinoma ovarico. La rivista scientifica PNAS pubblica uno studio sul ruolo del recettore A dell’endotelina

I ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) hanno studiato il meccanismo molecolare che favorisce la diffusione metastatica nel tumore ovarico e come l’utilizzo di particolari farmaci con bassa tossicità possa ridurre significativamente il processo metastatico.

Il tumore dell’ovaio rappresenta la neoplasia più aggressiva tra i tumori ginecologici con 165.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno nel mondo, 4.000 in Italia, il 5% di tutti i tumori femminili in Europa. La diagnosi avviene  purtroppo in fase avanzata. Non sono stati ancora sviluppati efficaci metodi di diagnosi precoce: e un tumore asintomatico nella fase iniziale e quando iniziano a manifestarsi i sintomi il carcinoma è spesso già in fase avanzata. La ricerca traslazionale, il trasferimento dei dati ottenuti in laboratorio al letto del paziente, rappresenta sicuramente un importante traguardo nella ricerca oncologica ed in particolare nel trattamento del carcinoma ovarico. In seguito ai trattamenti chemioterapici attualmente disponibili solo il 30% delle pazienti affette da questa neoplasia sopravvive oltre i cinque anni dalla diagnosi rendendo necessario lo sviluppo di nuove più efficaci terapeutiche.

La rivista scientifica PNAS, edita dall’Accademia delle Scienze statunitensi, pubblica uno studio italiano sul carcinoma ovarico che rivela il meccanismo molecolare attraverso il quale il recettore A dell’endotelina promuove la diffusione metastatica, servendosi di un “interruttore molecolare”, la beta-arrestina, come molecola di segnale responsabile del comportamento maligno e aggressivo delle cellule tumorali dell’ovaio. Di potenziale interesse clinico, il blocco selettivo del recettore A dell’endotelina con il farmaco, lo ZD4054, provoca una significativa riduzione del potenziale metastatico del carcinoma ovarico in modelli preclinici. L’indagine è stata condotta dalla Dr.ssa Laura Rosanò nel gruppo coordinato dalla Dr.ssa Anna Bagnato nel Laboratorio di Patologia Molecolare, già diretto dal Dr. Pier Giorgio Natali dell’Istituto Regina Elena di Roma, in collaborazione con il gruppo coordinato dalla Dr.ssa Annamaria Biroccio del Laboratorio di Chemioterapia Sperimentale dello stesso Istituto.

Il lavoro, svolto grazie al sostegno dell’Associazione Italiana Ricerca Cancro (AIRC), dimostra come l’inibitore del recettore A dell’endotelina, impedendo il reclutamento della beta-arrestina sul recettore, inibisce l’attivazione di vie di segnale fondamentali per la progressione neoplastica.
“Questo risultato è molto importante- spiega la Dott.ssa Anna Bagnato - perché evidenzia un meccanismo che connette due distinte famiglie di recettori,  quelli accoppiati a proteine G , come il recettore A dell’endotelina, e quelli con attività tirosin chinasica, come quello per l’epidermal growth factor, che regolano la crescita e la diffusione metastatica . L’utilizzo di farmaci, come lo ZD4054, pertanto, agendo a monte dei segnali attivati contemporaneamente da  questi due recettori, è di particolare interesse per le applicazioni cliniche.”

In precedenti studi, infatti, i ricercatori  hanno dimostrato che questo farmaco inibisce la crescita tumorale, favorendo la morte cellulare (apoptosi) e potenzia l’effetto citotossico chemioterapico quando viene associato ai farmaci, come i taxani , usati oggi nel trattamento del carcinoma ovarico.  Lo ZD4054 è somministrabile per bocca e studi clinici di fase I e II sul carcinoma della prostata condotti negli USA hanno dimostrato una bassa tossicità e una farmacocinetica estremamente favorevole.

Il risultato descritto su PNAS* apre quindi prospettive incoraggianti perché indica che siamo di fronte a una strategia terapeutica specifica, mirata e meno tossica.
Alla luce di questi risultati, uno studio multicentrico italiano, che include anche centri tedeschi, coordinato dal Prof. Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica A dell’Istituto Regina Elena, valuterà in una sperimentazione clinica di fase II lo ZD4054 in combinazione con il paclitaxel ed il carboplatino in pazienti affetti da carcinoma ovarico.

 

*www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.0807158106

 

Flash News

 

 

Elaborati dall'Istituto di fisiologia clinica del Cnr, i nuovi dati IPSAD® ed ESPAD®Italia rivelano che gli adulti scommettono sempre di più, mentre è in calo il gioco d’azzardo, anche on-line, tra i giovani in tutte le regioni italiane. Nel Sud Italia crescono invece gli studenti giocatori ‘problematici’. Sempre più diffusi Gratta&Vinci e scommesse sportive

 

Aumentano i giocatori d’azzardo nella popolazione adulta (15-64 anni) mentre diminuiscono in quella studentesca (15-19 anni). Nel corso del 2017 hanno giocato almeno una volta oltre 17 milioni di italiani (42,8%), contro i 10 milioni del 2014 (27,9%), e fra questi oltre un milione di studenti (36.9%), in calo rispetto agli 1,4 milioni (47,1%) di otto anni prima. A rivelarlo gli studi IPSAD® ed ESPAD®Italia dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr). “Aumentano tra gli adulti anche i giocatori problematici, quadruplicati negli ultimi 10 anni, dai 100.000 (0,6% dei giocatori) stimati nel 2007, ai 230.000 (1,3% dei giocatori) del 2010, ai 260.000 (1,6% dei giocatori) del 2013, fino ai 400.000 stimati nel 2017 (2,4% dei giocatori). Di contro, i problematici diminuiscono tra gli studenti dall’8,7% dei giocatori del 2009 ai 7,1% del 2017, in particolare nelle regioni del Centro e Nord Italia, mentre si rilevano incrementi in Sicilia, Basilicata, Calabria, Molise e Abruzzo”, afferma Sabrina Molinaro dell’Ifc-Cnr.

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