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Una lavatrice sul fondo del mare. È tuo questo?

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Oltre duecento bottiglie di plastica, scarpe, lattine e altri oggetti tra cui una lavatrice e uno stereo. Sono i rifiuti che abbiamo trovato ieri sui fondali di Cala Cupa, all'Isola del Giglio, uno dei luoghi più belli del Santuario dei Cetacei  Siamo alla fine della stagione turistica ed ecco che alcuni tra i fondali più preziosi del Santuario rischiano di trasformarsi in una vera e propria discarica. Di chi sono le oltre 200 bottiglie di plastica trovate ieri dai volontari di Greenpeace insieme ai diver dell'Isola del Giglio? E la lavatrice abbandonata sul fondo del mare?

L'isola del Giglio è uno dei siti più importanti per immersioni in Italia: praterie di posidonia, meravigliose gorgonie e coloratissime spugne rendono la zona un vero e proprio patrimonio naturale.
 Purtroppo, nonostante si trovi nell'area protetta del Santuario, non vi sono regole specifiche contro l'inquinamento, nessuna misura per limitare il traffico marittimo nelle zone più sensibili o controlli per evitare l'abbandono di rifiuti dalle imbarcazioni. E i ritrovamenti di ieri confermano il problema.

Troppo spesso sotto la superficie del mare si nasconde ciò che non vogliamo vedere: rifiuti, sostanze inquinanti, fondali distrutti da attività di pesca e ricreative ben poco rispettose dell'ambiente. E mentre il degrado aumenta, i cetacei nel santuario diminuiscono sempre più.

Il prossimo mese saranno passati dieci anni dalla legge con cui l'Italia sanciva la creazione del Santuario dei Cetacei. È ora che il Ministero dell'Ambiente, insieme alle Regioni che si affacciano sull'area, metta in atto un preciso piano di gestione per tutelare l'ambiente e gli interessi delle comunità locali, come quella del Giglio, che basa gran parte della propria economia su queste ricchezze.

Flash News

Tra le vie commerciali che si sono sviluppate nel corso dei secoli, la Via della Seta è la più antica e storicamente più importante, con il suo reticolo di strade che si estende per oltre 8 mila chilometri attraverso Europa, Medio Oriente e Asia centrale. Il suo nome evoca le imprese, i viaggi e le narrazioni di Marco Polo e del suo “Il Milione”, legate a immagini di profumi, spezie esotiche e carovane colme di merci preziose.
Forse meno nota, ma altrettanto rilevante è l’altra “Via della Seta”, quella marittima. Grazie ad approfondite ricerche archeologiche, oggi siamo consapevoli di quanto la Via della Seta Marittima sia stata molto altro e molto più che una rotta puramente commerciale. Attraverso il traffico di merci, le nazioni e i popoli hanno reciprocamente acquisito nuove idee, conoscenze tecniche e filosofiche e culti religiosi, in un mutuo scambio che ha contribuito allo sviluppo delle successive società moderne.

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