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Clima: Legambiente al summit mondiale di Poznan

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“E’ imperativo raggiungere un'intesa per la riduzione dei gas serra entro il 2020”

Un nuovo accordo globale entro la fine del 2009 per ridurre i gas serra del 25/40% entro il 2020. E poi nuovi limiti per l’ulteriore riduzione delle emissioni dei paesi industrializzati almeno dell'80 % al 2050, più fondi ai paesi in via di sviluppo per l’adattamento ai cambiamenti del clima e l’accesso alle nuove tecnologie, stop alla deforestazione e correzione delle distorsioni del mercato delle emissioni.

Per l’Italia una strategia complessiva che permetta una volta per tutte di colmare il ritardo cronico nella riduzione della CO2 e il ripensamento della posizione assunta dal governo sul pacchetto Ue del 20-20-20, che rischia seriamente d’isolare il nostro paese dal resto del mondo.

Sono i passi obbligati, secondo Legambiente, per impedire che alla scadenza degli accordi di Kyoto nel 2012, venga a mancare un vincolo internazionale che limiti l’aumento dei gas a effetto serra ed eviti così conseguenze irreversibili per il pianeta.

Un elenco di “mosse salva clima” che l’associazione presenta in un dossier in vista della Conferenza di Poznan per fare il punto sulla situazione globale, sul cronico ritardo italiano e sui negoziati che iniziano lunedì prossimo nella città polacca. Un appuntamento cruciale per sciogliere tutti i nodi del nuovo accordo da siglare a Copenaghen entro la fine del 2009.

La Comunità scientifica, infatti, ha ribadito che la concentrazione di gas a effetto serra nell’atmosfera, oggi a circa 380 parti per milione (ppm), deve restare sotto le 450 parti per milione (prima della rivoluzione industriale era di circa 280 parti per milione) considerate un punto di non ritorno. Superarle significherebbe provocare un innalzamento della temperatura media globale superiore ai 2°C rispetto ai livelli preindustriali e il conseguente collasso degli ecosistemi a cominciare da quelli più sensibili. E anche l’ultimo rapporto dell’agenzia internazionale dell’energia, (Energy Outlook 2008 IEA) su questo aspetto non lascia spazio a dubbi. Se non verrà presa nessuna contromisura, i gas a effetto serra cresceranno del 40% di qui al 2030 portando a un innalzamento della temperatura media del globo di 6 gradi centigradi.

“Le opportunità per agire sono molteplici – sostiene Legambiente - ma bisogna agire in fretta. Per diminuire le emissioni serve un impegno concreto da parte di tutti”.

Dal 2000 al 2006, infatti, i 40 stati che hanno ratificato il protocollo di Kyoto, anziché diminuire, hanno aumentato i gas serra del 2,6 %. Segno che al di là delle dichiarazioni di intenti la lotta ai cambiamenti climatici è stata presa sul serio solo da pochi. Tra questi sicuramente la Germania, che ha ridotto le proprie emissioni già del 18% dai livelli del 1990 investendo molto sulle nuove tecnologie e fonti pulite. L’esatto contrario dell’Italia che oltre ad aumentare le proprie emissioni senza alcuna considerazione dei limiti imposti da Kyoto (+9,8% dal 1990), vorrebbe assumere oggi il ruolo lasciato vacante dall’amministrazione Bush: quello di paese più dannoso per il clima.

“Il governo sta usando ogni mezzo per sabotare il processo negoziale sul clima – ha aggiunto Legambiente - a cominciare dal pacchetto energia in discussione a Bruxelles. Ma sulla scena internazionale rischia di rimanere sempre più isolato. Da Barroso, a Obama, alla stessa Cina, in molti hanno capito che investendo in rinnovabili, efficienza energetica e nel taglio delle emissioni si possono ottenere notevoli benefici economici oltre che ambientali”.

E sulla stessa linea ci sono anche più di 130 grandi società di investimento internazionali con un portafoglio complessivo pari al 10 per cento del PIL globale, che hanno esortato, nei giorni scorsi, i paesi industrializzati ad approvare un accordo vincolante per tagliare i gas a effetto serra, sostenendo che se non si interverrà rapidamente, gli impatti sull’economia saranno di gran lunga superiori a quelli di qualsiasi crisi finanziaria.

Per scaricare il dossier di Legambiente: http://www.legambiente.eu/documenti/2008/1006_nucleare/Dossier_clima_.pdf

Flash News

 

Su oltre 800 amministrazioni locali analizzate, la quasi totalità ha implementato strumenti per affrontare i cambiamenti climatici, come piani di mitigazione (66%), di adattamento (26%) e integrati (17%). Lo rivela uno studio internazionale pubblicato su Journal of Cleaner Production al quale ha partecipato l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Cnr di Potenza. I più virtuosi sono i Paesi del Centro e Nord Europa, ma anche in Italia l’impegno è alto grazie al Patto dei Sindaci

Europa promossa sul tema dei piani climatici urbani, cioè i piani di mitigazione che le municipalità possono adottare per contenere le emissioni di gas serra responsabili del riscaldamento globale e i piani di adattamento per ridurre la vulnerabilità dei territori. Uno studio internazionale al quale ha partecipato per l’Italia l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Imaa-Cnr) di Potenza ha evidenziato, su un campione di 885 città appartenenti a 28 Stati dell’Unione Europea, che il 66% dispone di un piano di mitigazione, il 26% di un piano di adattamento e il 17% un piano clima integrato, che copre entrambi gli aspetti. Lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Cleaner Production ha coinvolto un network di trenta ricercatori provenienti da diciassette stati europei coordinati dall’Università olandese di Twente.
“La ricerca mostra una distribuzione disomogenea, con una predominanza di piani climatici urbani sviluppati nell’Europa centrale e settentrionale e nelle città con oltre 500 mila abitanti: l’80% è dotato di piani sviluppati autonomamente o in risposta alla legislazione nazionale in materia, che impone tale obbligo in Danimarca, Francia, Slovacchia e Regno Unito. A influenzare positivamente lo sviluppo di questi strumenti è anche la partecipazione a network europei quali il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) o progetti internazionali quali Life e Interreg”, spiega Monica Salvia, ricercatrice Imaa-Cnr. “Il 40% delle città analizzate aderisce al Patto dei Sindaci e di queste, il 94% dispone di un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile-PAES”.
“L’elevata adesione a questo network è cruciale anche per allineare i Paesi mediterranei e le città più piccole nell'azione per il clima”, aggiunge Filomena Pietrapertosa, ricercatrice Imaa-Cnr. “In Italia, in particolare, 58 su 76 città analizzate sono firmatarie del Patto dei Sindaci e di queste 56 sono dotate di un Paes (cfr. elenco in calce). Soltanto Bologna e Ancona, però, hanno sviluppato un piano di adattamento nell’ambito di progetti europei (rispettivamente Life Blueap e Life Act) anche se altre città hanno avviato un processo di pianificazione per identificare le vulnerabilità climatiche dei loro territori”.

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