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Economia: la nuova "ecoflazione"

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Dopo l'inflazione, la deflazione e la stagflazione arriva un altro spauracchio per l'economia: l'ecoflazione, ossia il prezzo da pagare per avere industrie ecosostenibili.

Aumentano i costi per chi fa affari in un mondo che cambia clima. Nei prossimi dieci anni, secondo un'indagine presentata il 2 dicembre scorso dal World Resources Institute e da una società di consulenza americana, la A. T. Kearney, l'ecoflazione potrebbe avere duri contraccolpi sui prezzi.

Molte aziende che producono beni di largo consumo, infatti, guadagneranno dal 19 al 47 per cento in meno entro il 2018 se non adotteranno misure eco-sostenibili. D'altra parte, oltre alla perdita di guadagni, le società rischiano di pagare un pedaggio salato se le grandi economie mondiali decideranno di far pagare alle industrie 50 dollari per ogni tonnellata di emissioni di carbone: un valore fino a dieci volte più alto del prezzo del carbone nei mercati americani.

Molte aziende sono corse ai ripari e hanno già adottato misure ecosostenibili. La Procter&Gamble, ad esempio, sta mettendo a punto nuove strategie per produrre meno plastica. Secondo Daniel Mahler, consulente presso la A.T. Kearney, il cambiamento deve essere più profondo e coinvolgere la struttura stessa della produzione. Se fino a poco tempo fà lo slogan preferito dalle industrie americane era "delocalizzare" perché si pensava fosse più conveniente produrre in paesi lontani, dove la mano d'opera locale costava meno, oggi questo assunto va totalmente ripensato alla luce di un altro dato: trasportare materie prime e beni di consumo da un capo all'altro del mondo significa emettere grandi quantità di gas serra e questo d'ora in poi avrà un prezzo molto alto per le imprese che vogliono continuare a produrre lontano. 

Flash News

 

Intervista con Alfonso Verdú Pérez, capo missione dei progetti di MSF nella regione di Ouham.

 

In data 07-03-2007
Medici Senza Frontiere

Anno 4
Edizione Marzo 2007

Repubblica Centrafricana, dove le persone mangiano lo stesso cibo degli animali. 

Dalla fine del 2005 un inasprimento delle violenze perpetrate da forze filo e antigovernative nella parte settentrionale della Repubblica Centrafricana (RCA) ha provocato un massiccio sfollamento della popolazione. In questa zona i civili, sospettati di parteggiare per una delle due fazioni, sono vittime di ripetuti atti di violenza o restano coinvolti nel fuoco incrociato. Numerosi villaggi lungo le strade sono stati attaccati, saccheggiati o bruciati, costringendo gli abitanti alla fuga. Inoltre la popolazione civile subisce violenti attacchi anche dai banditi che approfittano dell'anarchia prevalente nell'area. Ad agosto 2006, Medici Senza Frontiere (MSF) ha iniziato ad operare nella regione di Ouham nella parte settentrionale della RCA. I team di MSF forniscono assistenza sanitaria primaria e secondaria nelle zone di Kabo e Batangafo.

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