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Cnr e Miur: firmata l’intesa sull’alternanza scuola-lavoro

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Il protocollo firmato oggi dalla Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, e dal presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, Massimo Inguscio, conferma l’impegno di collaborazione che nel triennio 2014-2017 ha interessato già quasi 10 mila studenti, oltre 100 sedi territoriali di istituti di ricerca CNR e 550 istituzioni scolastiche, con attività di laboratori e ricerca, informatiche, web e social, di divulgazione La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), Valeria Fedeli, e il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Massimo Inguscio, hanno firmato oggi un protocollo d’intesa sull’alternanza scuola-lavoro. La firma dell’accordo si è tenuta presso la sede centrale del Cnr a Roma.

“L’Alternanza Scuola-Lavoro – afferma la Ministra Valeria Fedeli - è un’occasione formativa e di crescita non convenzionale, un’innovazione didattica che consente alle nostre studentesse e ai nostri studenti di acquisire strumenti, competenze e conoscenze utili per il loro futuro. E nel futuro delle nuove generazioni la ricerca, ambito d’eccellenza del nostro Paese, può e deve essere una concreta opportunità professionale. Per questo ritengo che la firma del Protocollo di oggi sia importante: rinnoviamo una collaborazione di qualità, che consente alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi di entrare a contatto con l’attività di importanti istituzioni ed enti di ricerca, di scoprire il valore dello studio e dell’impegno delle ricercatrici e dei ricercatori che vi operano e riscontrarne l’impatto nella società in cui viviamo. Questa intesa ha un fondamentale merito: quello di mettere in comunicazione settori differenti della filiera italiana del sapere. Settori vitali e strategici sui quali dobbiamo investire se vogliamo costruire un domani di sviluppo sostenibile e di prosperità per il nostro Paese”.

“La ricerca è un bene pubblico e la nostra Costituzione ribadisce nell’articolo 9 che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica – afferma il presidente del Cnr Inguscio - Il nostro Ente - che quest’anno compirà 95 anni di storia e il cui presidente emerito Gustavo Colonnetti, tra i padri della Consulta e dell'Assemblea Costituente, ha contribuito all’ispirazione dell’Art. 9 - si impegna a portarla all’interno della società a partire dalla scuola, affinché i giovani partecipino e condividano saperi, mestieri, esperienze, metodologie, tecnologie, sfide di frontiera assieme alle nostre ricercatrici e ricercatori, diventando parte integrante del percorso di crescita e progresso per il Paese e i cittadini di oggi e di domani” dichiara Inguscio. “Grazie all’impegno come sistema Paese di tutto il Parlamento, del Governo, del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca su questi fondamentali progetti scuola-lavoro, su cui il Cnr è coinvolto da anni, gli studenti hanno un’occasione straordinaria per vivere esperienze in classe e nei laboratori, per essere parte attiva nei processi di ricerca scientifica, toccare con mano tutti i passaggi di un progetto di ricerca, dall’ideazione alla sua realizzazione e comunicazione, per conoscere nuovi mestieri e avvicinarsi al mondo del lavoro”.

Nel triennio 2014-2017 i progetti scuola-lavoro con il coinvolgimento dell’Ente hanno interessato su tutto il territorio nazionale quasi 10 mila studenti, le sedi di oltre 100 sedi territoriali di istituti di ricerca CNR e oltre 550 istituzioni scolastiche, 41 città e 18 regioni (tutte quelle dove il Cnr è presente). Il 59% dell’alternanza ha riguardato attività in laboratori e di ricerca, il 31% attività informatica, web e social, il 21% attività di divulgazione.

“Il Consiglio nazionale delle ricerche promuove diverse attività e progetti con le scuole e a partire da questo anno scolastico collabora con il Miur, il ministero dei Beni, delle attività culturali e del turismo e la Fondazione Napoli Novantanove per il progetto ‘L’Archivio nazionale dei monumenti adottati dalle scuole italiane’ che nelle passate edizioni ha coinvolto oltre mille istituti di ogni ordine e grado. Le aree tematiche delle adozioni dei monumenti sono molteplici e riguardano la storia artistica, culturale, storica, civile del territorio e di ognuno di noi. Da quest’anno, anche la sfera scientifica e tecnologica, affinché gli studenti possano salvaguardare e appropriarsi di questa ricchezza. La cultura e la scienza sono universali e sempre inclusive, comprensive di molteplici discipline e saperi: l’identificazione e lo studio di strumentazioni, sedi e pubblicazioni che hanno segnato la crescita scientifica e tecnologica del Paese, e che possiamo a ragione chiamare ‘monumenti’, rappresenta una formidabile opportunità per tutelare e valorizzare un patrimonio unico presente su tutto il territorio nazionale”, conclude Inguscio. 

 

Flash News

 

Su oltre 800 amministrazioni locali analizzate, la quasi totalità ha implementato strumenti per affrontare i cambiamenti climatici, come piani di mitigazione (66%), di adattamento (26%) e integrati (17%). Lo rivela uno studio internazionale pubblicato su Journal of Cleaner Production al quale ha partecipato l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Cnr di Potenza. I più virtuosi sono i Paesi del Centro e Nord Europa, ma anche in Italia l’impegno è alto grazie al Patto dei Sindaci

Europa promossa sul tema dei piani climatici urbani, cioè i piani di mitigazione che le municipalità possono adottare per contenere le emissioni di gas serra responsabili del riscaldamento globale e i piani di adattamento per ridurre la vulnerabilità dei territori. Uno studio internazionale al quale ha partecipato per l’Italia l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Imaa-Cnr) di Potenza ha evidenziato, su un campione di 885 città appartenenti a 28 Stati dell’Unione Europea, che il 66% dispone di un piano di mitigazione, il 26% di un piano di adattamento e il 17% un piano clima integrato, che copre entrambi gli aspetti. Lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Cleaner Production ha coinvolto un network di trenta ricercatori provenienti da diciassette stati europei coordinati dall’Università olandese di Twente.
“La ricerca mostra una distribuzione disomogenea, con una predominanza di piani climatici urbani sviluppati nell’Europa centrale e settentrionale e nelle città con oltre 500 mila abitanti: l’80% è dotato di piani sviluppati autonomamente o in risposta alla legislazione nazionale in materia, che impone tale obbligo in Danimarca, Francia, Slovacchia e Regno Unito. A influenzare positivamente lo sviluppo di questi strumenti è anche la partecipazione a network europei quali il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) o progetti internazionali quali Life e Interreg”, spiega Monica Salvia, ricercatrice Imaa-Cnr. “Il 40% delle città analizzate aderisce al Patto dei Sindaci e di queste, il 94% dispone di un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile-PAES”.
“L’elevata adesione a questo network è cruciale anche per allineare i Paesi mediterranei e le città più piccole nell'azione per il clima”, aggiunge Filomena Pietrapertosa, ricercatrice Imaa-Cnr. “In Italia, in particolare, 58 su 76 città analizzate sono firmatarie del Patto dei Sindaci e di queste 56 sono dotate di un Paes (cfr. elenco in calce). Soltanto Bologna e Ancona, però, hanno sviluppato un piano di adattamento nell’ambito di progetti europei (rispettivamente Life Blueap e Life Act) anche se altre città hanno avviato un processo di pianificazione per identificare le vulnerabilità climatiche dei loro territori”.

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