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Come valutare i musei del mondo?

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 Ricercatori di Ca' Foscari hanno sviluppato un modello per la valutazione del funzionamento dei musei che va oltre alle mere voci del bilancio. Il metodo è stato testato sui musei civici di Venezia, ma potrà essere adottato per misurare le performance, individuando punti di forza e debolezza, di qualsiasi realtà museale o culturale. Lo studio è appena stato pubblicato su Omega, prestigiosa rivista internazionale delle scienze manageriali. Gli autori sono i professori Antonella Basso, del Dipartimento di Economia, Francesco Casarin e Stefania Funari del Dipartimento di Management di Ca’ Foscari.

A cosa serve un modello per valutare i musei? In un contesto, come quello dell’offerta culturale, colpito dagli effetti della crisi e sempre più competitivo, gli enti finanziatori, gli sponsor, i filantropi e i visitatori stessi chiedono conto dell’investimento fatto a favore del museo. I manager dei musei, tuttavia, non dispongono di un metodo trasparente, semplice e standard per dimostrare l’efficacia e l’efficienza della gestione.

La lacuna viene colmata dallo studio cafoscarino che propone l’integrazione di due approcci di valutazione conosciuti ma mai finora abbinati nell’ambito dei musei, in grado di misurare la performance da quattro punti di vista: i visitatori, la gestione interna, l’innovatività e la formazione, la gestione finanziaria. Il modello si sviluppa anche sui dati forniti dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e relativi all’annualità 2013. La professoressa Antonella Basso evidenzia che “uno degli aspetti più rilevanti dell’articolo è che propone per la prima volta una metodologia in grado di mettere a confronto in modo scientifico diversi musei, tenendo conto di tutti i fattori centrali che concorrono al successo economico-aziendale di luoghi complessi di conservazione, produzione e valorizzazione della cultura”. 

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0305048316305801

Flash News


Cellules individuelles de l’îlot pancréatique, 6 heures après la synchronisation circadienne in vitro. Cette technique permet d’étudier en parallèle les oscillations circadiennes de cellules pancréatiques α et β. 

 

Comme la quasi-totalité des êtres sensibles à la lumière, nous sommes soumis à des rythmes biologiques calés sur une durée d’environ 24 heures. On appelle ainsi horloge circadienne (de « circa », environ et « dies », jour) le système interne qui nous permet d’anticiper les changements de jour et de nuit en régulant presque les aspects de notre physiologie et de notre comportement. A une époque où nos rythmes biologiques sont de plus en plus mis à mal – que ce soit par le travail de nuit, par le jetlag subit par les voyageurs ou encore par nos habitudes sociétales, les scientifiques commencent à entrevoir l’impact que le dérèglement de ces horloges peut avoir dans l’explosion des maladies métaboliques. Spécialistes du diabète, des chercheurs de l’Université de Genève (UNIGE) et des Hôpitaux universitaires de Genève (HUG) ont étudié le rythme des cellules ɑ et β pancréatiques, responsables de la production de l’insuline et du glucagon, les deux hormones permettant de réguler le taux de glucose dans le sang. Leur verdict : au niveau cellulaire déjà, ces horloges internes orchestrent le tempo correct de la sécrétion hormonale et optimisent ainsi les fonctions métaboliques en anticipant les cycles repos-activité et jeûne-alimentation. Leur déréglement favoriserait ainsi l’apparition de maladies métaboliques. Cette découverte, à lire dans le journal Genes and Development, pourrait expliquer un facteur essentiel et pourtant méconnu du développement du diabète : le dérèglement des horloges circadiennes de nos cellules.

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