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Come valutare i musei del mondo?

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 Ricercatori di Ca' Foscari hanno sviluppato un modello per la valutazione del funzionamento dei musei che va oltre alle mere voci del bilancio. Il metodo è stato testato sui musei civici di Venezia, ma potrà essere adottato per misurare le performance, individuando punti di forza e debolezza, di qualsiasi realtà museale o culturale. Lo studio è appena stato pubblicato su Omega, prestigiosa rivista internazionale delle scienze manageriali. Gli autori sono i professori Antonella Basso, del Dipartimento di Economia, Francesco Casarin e Stefania Funari del Dipartimento di Management di Ca’ Foscari.

A cosa serve un modello per valutare i musei? In un contesto, come quello dell’offerta culturale, colpito dagli effetti della crisi e sempre più competitivo, gli enti finanziatori, gli sponsor, i filantropi e i visitatori stessi chiedono conto dell’investimento fatto a favore del museo. I manager dei musei, tuttavia, non dispongono di un metodo trasparente, semplice e standard per dimostrare l’efficacia e l’efficienza della gestione.

La lacuna viene colmata dallo studio cafoscarino che propone l’integrazione di due approcci di valutazione conosciuti ma mai finora abbinati nell’ambito dei musei, in grado di misurare la performance da quattro punti di vista: i visitatori, la gestione interna, l’innovatività e la formazione, la gestione finanziaria. Il modello si sviluppa anche sui dati forniti dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e relativi all’annualità 2013. La professoressa Antonella Basso evidenzia che “uno degli aspetti più rilevanti dell’articolo è che propone per la prima volta una metodologia in grado di mettere a confronto in modo scientifico diversi musei, tenendo conto di tutti i fattori centrali che concorrono al successo economico-aziendale di luoghi complessi di conservazione, produzione e valorizzazione della cultura”. 

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0305048316305801

Flash News

 

Ogni anno decine di migliaia di tartarughe marine nel mondo finiscono nelle reti a strascico usate per la pesca ai quei gamberi destinati al mercato europeo, tra cui l’Italia, tra i principali consumatori. Il nostro cocktail di crostacei rischia così di essere tutt’altro che rosa, eppure la soluzione per sventare questa strage silenziosa esiste: si chiama Turtle Excluder Devices (Ted), un sistema semplice e già disponibile capace di ridurre fino al 97% le catture accidentali di tartarughe.
E’ questo il messaggio di denuncia ma anche di speranza lanciato oggi dal WWF in occasione della Giornata Mondiale delle Tartarughe che si festeggia in tutto il mondo e che il WWF celebra con la sua Campagna #GenerAzioneMare.
Un nuovo Report pubblicato oggi, realizzato con il CRPMEM (French Guiana Fisheries Committe) - analizza globalmente il fenomeno e identifica anche le aree focus di pesca. I paesi che esportano nell'UE, ma non autorizzati ad esportare negli Stati Uniti perché non implementano il Ted nella pesca a strascico, sonoBangladesh, India, Indonesia, Madagascar, Tailandia e Vietnam. Questa lista potrebbe però essere più lunga dato che c’è una vasta categoria di paesi non identificati tra quelli che esportano gamberi tropicali verso l’UE. L’Italia è tra i 7 principali paesi importatori insieme a Regno Unito, Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Danimarca.

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