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Il cinema-inchiesta di Rosi. Francesco Rosi – Leone d’oro alla carriera – Venezia 2012

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Salvatore Giuliano, di Francesco Rosi, Orso d’argento a Berlino nel 1961, fu una pellicola ignorata in Italia. Il Leone d’Oro alla carriera, il grande cineasta lo riceve solo quest’anno, mentre i tedeschi gli avevano conferito, già nel 2008, l’Orso d’oro alla carriera. Ma la lista dei premi del giovanotto, prossimo alle novanta primavere, non si esaurisce qui: Leone d’oro nel 63 con Le mani sulla città e Palma d’oro nel 72 con Il caso Mattei, oltre ad una decina di David Donatello tra il ‘65 e il ’97, tre Nastri d’argento e una Nomination agli Oscar per Tre fratelli, nell’81. Questa è per summa capita la carriera di Francesco Rosi, questo è l’emblema di un cinema-inchiesta che ha fatto storia, dando “altissimi contributi alla storia del cinema italiano e mondiale, con il percorso di un uomo impegnato sul duplice fronte dell’invenzione creativa e della testimonianza civile” – per dirla con il Nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che di Rosi è amico sin dai tempi dell’Università. Ed ancora, Scorsese ha sottolineato il suo omaggio al cineasta italiano che “ha saputo esprimere la bellezza delle persone e della Terra d’origine, il sud Italia”, con tutto l’amore di chi sa scavare dentro, in modo rispettoso, con coraggio e intelligenza. “Una lezione di rigore e coerenza”, secondo le parole di Giuseppe Tornatore, visibilmente emozionato, mentre consegna il premio al Maestro, che ci tiene molto a sentirsi cittadino, a sentirsi parte integrante di un Paese, con tutta la complessità della sua storia.

 

A chi gli chiede se il cinema d’impegno civile sia finito, poi, egli risponde di no, perché crede nei suoi eredi, che identifica in Mario Martone, Giuseppe Tornatore, Marco Tullio Giordana, in quei registi che testimoniano la realtà, le difficoltà e le speranze del proprio Paese. Singolare è stata l’audacia del grande cineasta, nel rivelare verità oscure e scomode che nessuno aveva interesse a vedere né a rendere note: la connivenza tra mafia, brigantaggio, potere politico ed economico, che lo scandalo di Portella della Ginestra ha rivelato in Salvatore Giuliano, per esempio. Ne Il Caso Mattei, il regista si spinge ancora oltre. Egli elabora una strategia narrativa fatta d’intreccio sapiente tra inchiesta, intervista, reportage televisivo e ricostruzione filmica pura, al fine di sollecitare e porre domande. Il regista e gli sceneggiatori, lavorando con passione, devono entrare nella verità per offrire al pubblico un prodotto che metta lui al centro, perché è lui il vero protagonista della storia a cui assiste, grazie alle domande che la storia gli rivolge e gli suscita. La verità è dunque qualcosa da scoprire e capire grazie alla guida degli autori chiamati a narrare la realtà, al fine di scoprire la verità. Realtà e verità, dunque, non coincidono in Rosi ma è la prima ad essere in funzione della seconda. È questo il punto di vista del maestro ed è questa la sua filosofia cinematografica.

Fervidamente convinto della potenza delle immagini filmiche, Rosi non rinuncia a sognare ed esorta tutti a non farlo, perché è proprio dentro il sogno, secondo lui, che va cercata e riconosciuta la verità, intesa come verità che, sia pur onirica, appartiene alla vita e che solo il cinema può scorgere, con la potenza ed il valore delle immagini. Ecco che, secondo il maestro napoletano, gli ingredienti basilari per cimentarsi, ieri come oggi, sono i seguenti: lo spettacolo, la cultura, la verità, l’analisi acuta del momento storico messo in scena. Tutti questi elementi, però, sono da passare al setaccio della volontà d’espressione, unico e solo motivo trainante per tutti gli altri.

 

Margherita Lamesta

Flash News


Zone Umide sorvegliate speciali a causa dell'effetto clima che le sta prosciugando, una pressione che si aggiunge al consumo del suolo, all'inquinamento e alla caccia. Sono gli ecosistemi più a rischio del pianeta: in Europa è scomparso il 90% solo nell'ultimo secolo. Dei circa 3 milioni di ettari originari, all'inizio del ventesimo secolo ne restavano meno della metà, 1.300.000 ettari. In Italia il colpo finale è stato dato tra l'800 e il 900 (lago del Fucino, bonifiche delle paludi pontine, tanto decantate da Goethe nel suo Viaggio in Italia, le zone umide ferraresi).
Per arrestare il ritmo di questa perdita e far conoscere l'enorme valore delle zone umide il WWF ha lanciato la nuova campagna One Million Ponds che punta a ricostruire quel sistema linfatico prezioso fatto di laghi, stagni, pozze, fontanili, torbiere e acquitrini, una gamma variegata di habitat tra terra e acqua, 15 dei quali rari e tutelati dalla Direttiva europea “Habitat”, fondamentale per proteggere la nostra biodiversità. L’occasione è la Giornata Mondiale delle Zone Umide che si celebra il 2 febbraio.
La campagna è rivolta a soci, volontari, esperti e cittadini per favorire un’adeguata conoscenza di questi ambienti preziosi, sensibilizzare sulla loro importanza, e la loro tutela. Si inizierà con un censimento di tutti quei piccoli specchi d’acqua dove sono presenti piante e animali palustri.

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