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Page eight. Un dossier che scotta

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David Hare torna alla regia dopo una lunga assenza con una spy-story: Page eight. Pellicola non in concorso ma presentata alla kermesse cinematografica romana nella sezione Occhio sul mondo-Focus UK. È un distillato della migliore tradizione cinematografica inglese, al lavoro via cavo – perché il film è realizzato per la tv inglese ed è prodotto dalla BBC, infatti. Hare torna, in grande stile, ancora una volta sul tema del dramma privato che si fonde con quello pubblico e politico sanciti dal segreto che li unisce, confezionando un prodotto dalle tematiche moderne ma dal fascino retrò. Sulle note jazzistiche, che accompagnano un gusto artistico altrettanto raffinato, la macchina da presa si concentra fissa sui volti di Bill Nighy, al tempo stesso austero e romantico, e della persuasiva Rachel Weisz, che cela dietro i suoi lineamenti da fiaba una grandissima determinazione, volta a scoprire la verità.

 

Johnny Worricke- Bill Nighy è un uomo sfuggente, schivo, amante delle donne e da loro ricambiato, ha occhi azzurri penetranti e al tempo stesso plumbei, tanto quanto l’atmosfera fumosa londinese che si vede e si respira, guardando il film. Siamo in una Londra dei giorni nostri, immersa nel clima quasi isterico dalla lotta al terrorismo, e l'agente veterano dell'intelligence britannica, Johnny Worricker è un uomo tutto d'un pezzo, amante del jazz e dell'arte e profondamente legato al suo lavoro e al suo vecchio amico di college Benedict Baron-Michael Gambon.

I personaggi sono tutti accomunati da un grande carisma (il sanguigno amico giornalista, la talentuosa figlia artista) e tutti marchiati da un segreto che avvolge le vite di tutti. Ma accanto all'atmosfera di torbidi segreti politici, contraddistinti da un’austera distanza, con interessi e posizioni che non combaciano quasi mai con gli interessi della popolazione, s’inserisce il dramma umano di un’esistenza che passa tra i nodi di rapporti cadenzati da step precisi: quello tra padre e figlia profondo ma incrinato, quello spezzato tra una sorella e un fratello perso in circostanze poco chiare e quello del lutto per la scomparsa di un amico caro, ancora più pesante a causa del segreto che questi ha lasciato. Nella pagina 8 di uno scottante dossier ci sono, infatti, elementi sufficienti a far saltare in aria la carriera del Primo Ministro Inglese. Un intreccio ben congegnato e strutturato come una bomba a orologeria, con la tensione che sale man mano che emergono verità sempre più scomode: niente inseguimenti, né spari, né sangue ma con le vite dei protagonisti in pericolo sempre più evidente e imminente.

Hare regista-autore ha saputo inventare una figura affascinante, un uomo che prende coscienza che non è mai troppo tardi per salvare quel che resta della sua anima, pur rivelandosi impotente, invece, di fronte ai sensi di colpa nei confronti della sua famiglia (in particolare della figlia). Eppure, egli fa uscire alla luce del sole le zone d’ombra dell’operato del suo governo, in un sistema politico di cui il nostro eroe fa parte ma che non esita a denunciare, quando si accorge che è venuto meno il rispetto dei diritti umani. Fronteggiare il terrorismo con una guerra globale che si dimentica dei diritti umani? È una contraddizione in termini, quantomeno! Uno script di grande attualità che ritrae in modo impietoso il mondo occidentale “post-11 settembre” e i nuovi assetti di politica internazionale.

 

Margherita Lamesta

Flash News

In data 19-03-2007
COMUNICATO STAMPA SISSA 

Anno 4
Edizione Marzo 2007

 

Un nuovo test neuropsicologico per individuare il deficit dell’aprassia

L’imitazione è un importante processo di apprendimento, il più economico. Osservare
un modello e riprodurne l’azione è una capacità innata nell’uomo, però, in seguito a
una lesione cerebrale dell’emisfero sinistro si può assistere a una riduzione drammatica
della capacità di riprodurre i gesti osservati. Questo deficit è noto col nome di aprassia.
Un team di ricercatori, coordinati da Raffaella Rumiati della Sissa, ha condotto una
ricerca neuropsicologica con pazienti con aprassia, come illustrato nell’articolo
pubblicato sulla rivista americana Brain, che valida il modello cognitivo di imitazione a
due vie e con il quale dimostrano come il test da loro impiegato sia più sensibile a
individuare il deficit aprassico.

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