
The Ides of March di George Clooney – un ponte tra passato, presente e futuro (?)
Nel ricordo del teatro di prosa più classico, The Ides of March di George Clooney, tratto da una pièce di Beau Willimon, ha aperto la 68esima Mostra dell’Arte Cinematografica di Venezia. È un ottimo lavoro da regista con un cast di livello. Ryan Gosling è il giovane idealista Stephen costretto a tirar fuori le unghie in un ambiente di pescecani, quale è quello della politica. Il titolo rimanda chiaramente alla storia di Roma e alla tragedia di Shakespeare, che alla prima s’ispira, ma le trentatré pugnalate non sono inferte sul solo Cesare, suddividendosi tra i vari personaggi: tutti sedotti e seduttori, arrivisti e usati, potenti e anelanti al potere. Lo stesso Clooney, in conferenza stampa, lancia una provocazione allo spettatore, esortandolo a decidere da sé come identificare i personaggi del suo film con quelli della tragedia shakespeariana. È un lungometraggio sulla politica, il suo, intesa in senso ampio, che trascende luoghi, epoche, culture. La differenza tra la pellicola e il fatto storico, tuttavia, sta proprio nel fatto che nessuno dei personaggi può richiamare alla mente Giulio Cesare e in tutti coesistono, invece, sia Bruto che Antonio.
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