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RDC: quasi 120mila bambini sfollati dall’inizio dell’anno a causa dell’escalation delle violenze


Dall'inizio dell'anno, circa 120.000 bambini[1] sono stati costretti ad abbandonare le loro case nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), a causa di un'ondata di terribili violenze nell’est del Paese. Lo dichiara Save the Children, ricordando che domenica alcune bombe sono esplose nella città di Chebumba, uccidendo almeno due adulti e ferendo quattro bambini. Ieri invece è stata attaccata la città di Minova, nel Sud Kivu, dove l’Organizzazione opera attraverso i suoi partner: le vie d'uscita dalla città sono attualmente interrotte e l'accesso agli aiuti umanitari bloccato. Il personale ha riferito di bambini feriti e di altri non accompagnati alla disperata ricerca dei loro genitori.

“Intorno alle 5 del mattino, gli spari hanno iniziato a riecheggiare a Minova e la gente è fuggita in tutte le direzioni. La maggior parte erano persone già sfollate, fuggite in precedenza dai conflitti, e si erano rifugiate a Minova - ha dichiarato David Okoni, che lavora presso un'organizzazione partner di Save the Children nella città - Molti hanno cercato di raggiungere Goma attraverso il lago, ma poiché i traghetti non erano in funzione, le persone sono rimaste bloccate senza un riparo adeguato e sono state costrette a dormire nelle scuole, a cielo aperto e persino in un magazzino.

“La situazione è terribile. I genitori non hanno cibo o acqua potabile per i loro figli, e i feriti dai proiettili non hanno accesso alle cure mediche perché anche gli operatori sanitari sono fuggiti per salvarsi. Ieri ci sono stati pesanti combattimenti nella città. Il nostro staff ha già incontrato bambini non accompagnati e separati dalle famiglie alla disperata ricerca dei loro genitori, anche se la portata della crisi è ancora sconosciuta”.

“Attualmente non è possibile accedere all'area perché i battelli non attraversano più il lago. È urgente che i civili che vogliono andarsene possano farlo e che gli aiuti umanitari possano raggiungere le famiglie sfollate che hanno un disperato bisogno di assistenza”.

Le province orientali del Nord e del Sud Kivu ospitano più di 4,6 milioni di sfollati e hanno visto un intenso aumento dei combattimenti dall'inizio del 2025. Secondo le Nazioni Unite, più di 230.000 persone[2] sono state sfollate di recente, con un picco di violenza nell'ultima settimana nelle città di Bweremana e Minova. Circa 113 persone – secondo l’Onu - sono state ferite e ricoverate in varie strutture sanitarie intorno a Goma, mentre la violenza continua.

Il conflitto nella RDC ha creato una delle più grandi crisi umanitarie del mondo, con quasi 7 milioni di persone, tra cui almeno 3,5 milioni di bambini, sfollati e più di 26 milioni di persone - ovvero una persona su quattro - che necessitano di assistenza umanitaria. 

“I bambini si trovano in mezzo al fuoco incrociato e non c’è più tempo. L'accesso umanitario alle popolazioni già vulnerabili è stato bloccato – ha affermato Greg Ramm, Direttore di Save the Children in RDC -Esortiamo tutte le parti coinvolte nel conflitto a dare priorità alla protezione dei civili e a garantire un accesso umanitario illimitato. Ribadiamo il nostro appello alla comunità internazionale affinché intraprenda azioni immediate per affrontare la crisi umanitaria in rapida evoluzione nella RDC. Questo include fornire assistenza d'emergenza agli sfollati, sostenere gli sforzi per proteggere i civili e lavorare per una risoluzione pacifica del conflitto”.

Save the Children lavora nella RDC dal 1994 per rispondere ai bisogni umanitari legati all'arrivo dei rifugiati e allo sfollamento delle popolazioni a causa del conflitto armato nelle province orientali. L’Organizzazione ha intensificato la sua risposta umanitaria per sostenere i sistemi di assistenza esistenti, formando i leader locali e le comunità per prevenire e rispondere allo sfruttamento e all'abuso, e garantendo l'accesso all'assistenza sanitaria attraverso cliniche mobili. Sta inoltre sostenendo l’accesso all’istruzione di base dei bambini costruendo aule, formando insegnanti e distribuendo materiale didattico.  

A Minova, nel Sud Kivu, Save the Children fornisce assistenza alimentare essenziale, opportunità di sostentamento, servizi di protezione e supporto educativo in collaborazione con organizzazioni nazionali. Inoltre, l'Organizzazione implementa attività sanitarie, nutrizionali, idriche e igienico-sanitarie attraverso un progetto con partner.

www.savethechildren.it

[1] I bambini rappresentano il 52% della popolazione della RDC. Con 230.000 nuovi sfollati secondo le Nazioni Unite, la maggior parte dei quali bambini, Save the Children ha calcolato che almeno 119.000 degli sfollati sono bambini

[2] https://www.unhcr.org/news/briefing-notes/escalating-violence-eastern-dr-congo-displaces-more-230-000-start-year

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Flash News

Nella mappa tra gli hot-spots più colpiti ci sono Amazzonia, le savane boschive di  Miombo nell'Africa meridionale, l’Australia sudoccidentale e il Mediterraneo

Mancano 10 giorni dall’evento globale su clima e ambiente - Earth Hour

Se le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare senza controllo, il mondo è destinato a perdere almeno la metà  delle specie animali e vegetali oggi custodite nelle aree più ricche di biodiversità. A fine secolo potremmo assistere ad estinzioni locali in alcuni paradisi come l’Amazzonia, le isole Galapagos e il Mediterraneo. Anche rimanendo entro il limite di 2°C posto dall’accordo sul clima di Parigi, perderemmo il 25% delle specie che popolano le aree chiave per la biodiversità. È uno dei risultati più allarmanti del nuovo studio pubblicato oggi sulla rivista Climatic Change e realizzato da esperti dell’Università dell'East Anglia, della James Cook University e dal WWF.
Pubblicata a pochi giorni dall’evento globale Earth Hour, il più grande movimento globale per l'ambiente in programma il prossimo 24 marzo, la ricerca ha esaminato l'impatto dei cambiamenti climatici su circa 80.000 specie di piante e animali in 35 delle aree tra le più ricche di biodiversità sul pianeta. La ricerca esplora gli effetti sulla biodiversità alla luce di diversi scenari di cambiamento climatico - dall’ipotesi più pessimista con assenza di tagli alle emissioni e conseguente aumento delle temperature medie globali fino 4.5° C, a quella di un aumento di 2 °C, il limite indicato dall’Accordo di Parigi. Le aree sono state scelte in base all’unicità e varietà di piante e animali presenti. Le savane boschive  a Miombo in Africa, dove vivono ancora  i licaoni, l’Australia sudoccidentale e la Guyana amazzonica si prospettano essere tra quelle più colpite.
In queste aree gli effetti di un aumento di 4.5 °C creerebbe un clima insostenibile per molte specie che oggi vivono in questi paradisi naturali, ovvero:
- Fino al 90% degli anfibi, l’86% degli uccelli e l'80% dei mammiferi si potrebbero estinguere localmente nelle foreste a Miombo, in Africa meridionale
- L’Amazzonia potrebbe perdere il 69% delle sue specie vegetali
- Nell’ Australia sudoccidentale l'89% degli anfibi potrebbe estinguersi localmente
- Nel  Madagascar il 60% di tutte le specie sarebbe a rischio di estinzione locale
- Le boscaglie  del  fynbos nella regione del Capo Occidentale in Sud Africa, che stanno vivendo una fortissima siccità con carenze idriche significative verificatesi anche a  Città del Capo, potrebbero affrontare estinzioni locali di un terzo delle specie presenti, molte delle quali sono uniche di quella regione
Mediterraneo bollente. Il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici, in cui basterebbe un cambiamento climatico “moderato” per rendere vulnerabile la biodiversità: anche se l'aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante ed animali sarebbe a rischio. Continuando con gli attuali andamenti , senza cioè una decisa diminuzione delle emissioni di gas serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. Le specie più a rischio sono le tartarughe marine (si tratta di tre specie, la più diffusa è la Caretta caretta) e i cetacei, presenti in Mediterraneo con 8 specie stabili e altre 13 presenti occasionalmente, tutti in sofferenza già per altri tipi di impatto antropogenici. L’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico. Dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per gli ecosistemi e le specie  più sensibili, come le testuggini d'acqua dolce, o gli storioni: Questi ultimi sono minacciati sia per il cambiamento del regime di salinità, sia per la riduzione dell'areale idoneo, combinazione drammatica per specie già fortemente indebolite dalla pesca illegale.
Oltre a ciò, l'aumento delle temperature medie e l’irregolarità delle precipitazioni potrebbe diventare la nuova “normalità”, secondo il rapporto, con una significativa riduzione delle precipitazioni nel Mediterraneo, in Madagascar e nel Cerrado-Pantanal in Argentina.

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