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La fallacia dei nuovi Google: Perché non ascoltare i consigli degli analisti di Borsa

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Uno studio di Nicola Gennaioli e colleghi dimostra che investire nelle azioni meno raccomandate dagli analisti rende cinque volte di più dell'acquisto di azioni consigliate. Ecco perché

È probabile che gli investitori si aspettino di ottenere maggiori guadagni seguendo i suggerimenti degli analisti di borsa che non facendo l'esatto contrario. Tuttavia, un recente studio di Nicola Gennaioli e colleghi dimostra che il modo migliore per guadagnare extra rendimenti è investire nelle azioni meno raccomandate dagli analisti. Gli studiosi calcolano che, negli ultimi trentacinque anni, investire nel 10% di azioni statunitensi più consigliate dagli analisti avrebbe fruttato in media il 3% l'anno. Al contrario, investire nel 10% di azioni circondate dal maggiore pessimismo avrebbe reso uno stupefacente 15% l'anno.

Gennaioli e colleghi fanno luce su questo puzzle con l'aiuto delle scienze cognitive e, in particolare, utilizzando il concetto di rappresentatività di Kahneman e Tversky. Chi deve prendere una decisione, secondo questo punto di vista, sovrappesa le caratteristiche rappresentative di un gruppo o di un fenomeno. Queste sono definite come le caratteristiche che si riscontrano più frequentemente in quel gruppo rispetto a un gruppo di riferimento. Dopo aver osservato una forte crescita degli utili – argomentano gli autori - gli analisti pensano che la società analizzata potrebbe essere la prossima Google. Le "Google" sono infatti più frequenti tra le imprese in forte crescita, il che le rende rappresentative. Il problema è che le "Google" sono molto rare in termini assoluti. Di conseguenza, le aspettative diventano troppo ottimistiche e i risultati futuri deludono. Un modello di prezzi azionari in cui le convinzioni degli investitori seguono questa logica può rendere conto sia qualitativamente che quantitativamente delle opinioni degli analisti e delle dinamiche dei rendimenti azionari.

In un lavoro correlato, gli autori mostrano che lo stesso modello può spiegare i cicli di crescita e crollo che interessano il volume di credito e gli spread sui tassi d'interesse. Questi lavori fanno parte di un progetto di ricerca finanziato dall’European Research Council, volto a raccogliere le più solide intuizioni delle scienze cognitive e ad integrarle nei modelli economici. Il concetto di rappresentatività di Kahneman e Tversky è al centro di questo sforzo.

“In un esempio classico, tendiamo a pensare agli irlandesi come se avessero tutti i capelli rossi, perché questa caratteristica è molto più frequente tra gli irlandesi che nel resto del mondo", dice Gennaioli. “Tuttavia, solo il 10% degli irlandesi ha capelli rossi. Nel nostro lavoro, sviluppiamo modelli di formazione delle convinzioni che incarnano questa logica e studiamo le implicazioni di questa importante forza psicologica in diversi ambiti". La rappresentatività aiuta a descrivere le aspettative e i comportamenti in diversi ambiti, non solo nei mercati finanziari. Uno di questi è la formazione di stereotipi sui gruppi sociali. In un recente paper sperimentale, Gennaioli e colleghi dimostrano che la rappresentatività può spiegare la fiducia in se stessi, e in particolare la riluttanza delle donne a competere in materie tradizionalmente maschili, come la matematica. Una leggera prevalenza di abilità matematiche eccezionali tra i maschi è sufficiente a rendere le capacità matematiche non rappresentative per le donne, determinando la loro esagerata mancanza di autostima in questo ambito.

https://www.knowledge.unibocconi.it/notizia.php?idArt=18840



Flash News


Influenza sull’arte illustrativa fra ‘800 e ‘900
Roma, Musei di Villa Torlonia
Dipendenza della Casina delle Civette
22 giugno – 1° ottobre 2017

Presentazione stampa: 21 giugno ore 11:00

Inaugurazione con concerto: 21 giugno ore 17:00

 

Il 21 giugno prossimo, in occasione della Festa della Musica, a Roma, presso la Dipendenza della Casina delle Civette a Villa Torlonia, sarà inaugurata la mostra Lo Chat Noir e i Teatri d’ombre a Parigi, con particolare riferimento all’influenza che
quest’arte ha avuto sull’arte grafica fra ‘800 e ‘900 nella capitale francese. La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è organizzata e realizzata dall’Associazione Culturale “Athena Parthenos”. L’esposizione, a cura di Cesare Nissirio e Maria Grazia Massafra, sarà inaugurata mercoledì 21 giugno alle ore 17:00. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Lo Chat Noir, mitico locale creato da Rodolphe Salis nel 1881 a Montmartre, fu un cabaret in bilico fra il licenzioso e l’intellettuale. Frequentato dall’élite della cultura parigina del tempo, da Eric Satie, che peraltro suonava nel celebre locale, a Claude Debussy a Emile Zola a Sarah Bernhardt, il luogo fu anche teatro di risse fra un pubblico molto meno eletto. Nel locale, siamo nella stagione del pre-cinema, venivano presentate proiezioni di ombre cinesi rivisitate da alcuni artisti francesi fra cui Henri Rivière, Adolphe Willette, Caran d’Ache, Louis Morin.

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